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Gatoh Move (Youtube)
Attualità | By Poppo • 17-05-2020
Image Credits: Gatoh Move (Youtube)

Una parola in grado di descrivere precisamente la Gatoh Move è improvvisazione.

Quando si assiste agli eventi organizzati da questa promotion, spesso in luoghi fatiscenti, senza un vero ring e con il pubblico a due passi dal Mat o addirittura affacciato alle finestre della struttura; insomma un prodotto lontano da qualsiasi standard televisivo e molto più vicino al concetto di backyard wrestling, uno stile che l'ha contraddistinta fin da quando si svolgeva in Thailandia sotto il nome di BKK Pro.

In una delle sue interviste più recenti, la fondatrice Emi Sakura fornisce un brutale dettaglio in più a riguardo: c'è in parte la volontà di dare un tocco di imprevedibilità agli spettacoli, ma c'è anche una motivazione ben più importante, ossia la macanza di fondi per potersi permettere location più adeguate. L'aspetto economico dunque rientrava già tra le difficoltà oggettive da affrontare, figurarsi dunque cosa possa aver rappresentato l'avvento della nuova pandemia e la conseguente impossibilità di vendere biglietti per i propri spettacoli.

Come la Ice Ribbon quindi, anche la Gatoh Move inizia a partire dopo Marzo a proporsi fortemente attraverso il proprio canale Youtube. Va sottolineato che l'intervista - riproposta qui sotto -  è stata registrata a Dicembre, ben prima della scoperta del virus, segno che la volontà di migliorare la propria comunicazione all'esterno era già prevista. Uno dei passaggi chiave sta proprio nelle motivazioni dietro a questa scelta: il fatto di avere all'interno del proprio staff qualcuno in grado di occuparsi della traduzione in lingua inglese; paradossalmente una fed con risorse più limitate è arrivata ad agire più velecomente su un fronte da sempre trascurato invece dalle altre sigle ad eccezione della Stardom. Non è un caso che la stessa Ice Ribbon e la DDT si stiano attrezzando per arrivare anche loro ad un'internazionalizione più al passo con i tempi.

Questa nuova strategia si traduce nel caricamento di tutti i materiali possibili: incontri passati (con un occhio di riguardo per il suo volto principale, la ormai "americana" Riho), mini-rubriche dai temi più disperati come i compiti di inglese di Mei Suruga alla preparazione/degustazione di piatti dal dubbio sapore; ovviamente non poteva mancare un appuntamento settimanale legato al wrestling, una serie di veri e propri show chiamati Choccolate Pro. Sempre in una palestra fatiscente (la Ichigaya Chocolate Square da cui deriva il nome degli show), sempre senza ring.

La formula prevede due o tre incontri, un roster fisso di 4 persone, degli ospiti d'eccezione e dei mini games inframezzati tra un match e l'altro per mantenere un certo grado di pazzia aggiuntiva.

I quattro performer regular coinvolti sono due donne e due uomini: la Sakura in veste di deus ex machina, Mei Suruga, Antonio Honda e Baliyan Akki; quest'ultimo ricopre un ruolo piuttosto importante in quanto è lui che si occupa sia delle riprese che della traduzione "simultanea" in inglese dei dialoghi e delle interviste. Come si può intuire almeno 3 di questi nomi sono più o menolegati ad un'identità di lotta molto propensa al comedy, motivo per il quale le principali storie raccontate dagli incontri virano spesso e volentieri verso una comicità demenziale, così abbiamo Antonio Honda che ci rende partecipi del terribile segreto di Emi Sakura e cioè che pur facendo da anni la cosplayer di Freddie Mercury non sa neanche una parola delle sue canzoni e di conseguenza inizia, puntata dopo puntata ad insegnargliele.

L'altro aspetto molto interessante riguarda gli ospiti, spesso di alta caratura a partire dal primo Minoru Suzuki, seguito dall'ormai onnipresente Chris Brookes arrivando all'ex ECW (e soprattutto FMW) Masato Tanaka. Performer in grado di attirare l'attenzione del pubblico visto il contesto in cui sono inseriti, ma anche di alzare notevolmente la qualità e la spettacolarità degli incontri, creando anche dei momenti epici se vogliamo, come il lancio dalla finestra di Brookes o la caterva di sedie utilizzate da Tanaka. Sul versante femminile va invece registrata la presenza di Ryo Mizunami, impegnata a fare da chioccia a Mei Suruga (in uno dei match più interessanti peraltro). Non è un mistero che la Sakura straveda per la ventunenne di Kyoto, la quale nonostante sia solo al secondo anno da pro wrestler sta macinando un numero piuttosto elevato di incontri di un certo peso e il fatto che non sia stata lasciata ferma in questo periodo testimonia bene quale sia il suo valore nell'economia della promotion, lo stesso che aveva Riho a suo tempo.

Rimanendo in tema AEW, al termine del 13 episodio viene indetto un torneo per decretare il prossimo futuro partecipante alla trasmissione AEW DARK; in questo caso non si è trattato di un torneo lottato, ma di una serie di "scontri" basati su giochi più o meno tradizionali come il Jan-ken-pon (la morra cinese). A vincere è stato Baliyan Akki, chissà quando (e se) apparirà, intanto auguri.

L'altro obiettivo dietro a questa produzione di contenuti è ovviamente la monetizzazione: rispetto alla Ice Ribbon il canale della Gatoh Move non era abilitato per via dei pochi contenuti caricati, limitando quindi la sua funzionalità a semplice vetrina. La missione sembra completanto, tant'è che adesso è possibile abbonarsi al canale per accedere ai contenuti premium, il cosiddetto Gatoh Move experience il quale pare rivestirà un ruolo centrale nel corso dei prossimi mesi per tutti i fruitori, vecchi e nuovi.

Se la tattica funzionerà a lungo termine è tutto da vedere, vale per loro come per altre sigle: per anni sono stati seguiti dei metodi di distribuzione che hanno si consentito di tenere a galla molte realtà, ma è evidente che la semplice diffusione televisiva (e on demand) unita alla vendita di biglietti non è più sostenibile, almeno per il breve periodo e d'altra parte i network autonomi nati sulla falsa riga del modello imposto dalla WWE necessitano di maggiore copertura per aumentare il numero di iscritti senza portare all'ennesma cannibalizzazione di un mercato interno che non è più quello di trenta anni fa e che, soprattutto in questa fase storica, deve ora più che mai rivolgersi all'estero dove può esserci richiesta. Senza dimenticarsi delle proprie origini, come sta cercando di fare, Emi Sakura, a modo suo.

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