Calle joshi

Storia | By Poppo • 21-11-2020

É da poco terminata la Tag League in casa Stardom, il torneo dedicato alla categoria di coppia: l'edizione di quest'anno é andata agli archivi senza grossi sussulti e con pochi incontri da segnalare a causa di bassi minutaggi e dalla paradossale scarsità di veri e propri tag team. Rispetto alla concorrenza infatti, le ragazze di Rossy Ogawa sono più abituate a ragionare in termini di unit creando abbinamenti dettati spesso dalla semplice appartenenza alla stessa scuderia e ciò da un lato impedisce convivenze di lunga durata e dall'altro da spesso modo di dare maggior rilievo agli scontri a più persone come i trios o i 4 contro 4 dove a venire coinvolti sono tutti i componenti delle squadre.

In tale contesto non é un caso che a distinguersi con forza negli ultimi anni sono stati tag composti da spiccate personalità o altrettanto capaci di far parlare il proprio lavoro sul ring, come ad esepio le Thunder Rock del duo Mayu Iwatani-Io shirai, le Oedo Tai guidate da Kagetsu e Hana Kimura o il sodalizio (rotto di recente) tra Jungle Kyona e Konami. Duetti composti da performer spesso diverse tra di loro, ma sufficientemente abili da forgiare i loro pregi al servizio della narrazione corrente per coinvolgere lo spettatore come se fossero una sola cosa in qel momento.

Se è vero che molte coppie del passato rappresentano le fondamenta del movimento joshi, non tutte rappresentavano a pieno il concetto di gioco di squadra e sincronia come le Jumping Bomb Angels e le Cachorras orientales, basti pensare ai binomi più famosi in assoluto, le Beauty Pairs e le Crush Gals: grandi nomi singoli che spesso agivano per conto loro durante l'incontro, eppure talmente carismatiche da non aver bisogno di particolari movenze combinate per attirare l'attenzione del pubblico.

L'edizione del 1993 della Tag League The Best, torneo progenitore dell'attuale versione Stardom, viene spesso ricordata per le famigerate 5 stelle assegnate dal giornalista Dave Meltzer a 2 match con le stesse protagoniste avvenuti nella stessa serata, ma in quest'ottica rappresentano molto bene la contrapposizione di questi due modi di intendere la categoria ed è uno dei motivi principali dai molti riconoscimenti ottenuti da questi incontri nel corso degli anni.

Tag League & the best

Per Akira Hokuto il 1993 è stato l'anno della consacrazione, l'ideale conclusione di un percorso iniziato durante l'annata precedente con la fondazione delle sue Cachorras, il suo gruppo di ribelli di ispirazione messicana formato dalla stessa e dalle sue due allieve Etsuko Mita e Mima Shimoda, alle quali si parteciperanno in seguito occasionalmente varie luchadoras impegnate nei propri tour nel Sol Levante e con le quali la Hokuto aveva interagito durante le sue fugaci apparizioni per il Consejo Mundial de Lucha Libre. Contrariamente a quanto si possa pensare, il successo del gruppo non è dovuto ad una presentazione in pompa magna da parte dello Zenjo o al quasi canonico dominio all'interno delle varie categorie, basti pensare che in tutta la prima fase della sua esistenza la unit perse tutti i principali match di gruppo, tanto che ad un certo punto nel corso di un evento la stessa Hokuto impose l'obbligo di vittoria dei propri match come condizione di permanenza del gruppo. Furono queste dinamiche interne a contribuire inzialmente alla loro crescente popolarità che al tempo stesso era supportata dalla forte riconoscibilità del loro stile di lotta volutamente improntato sulla rissa come le tradizionali stable schierate dalla parte dei cattivi, ma che abbinava ad esso l'utilizzo di spettacolari tecniche aeree ad alto rischio dove la Hokuto si prendeva la ribalta grazie alla reputazione pregressa di lottatrice quasi indistruttibile.

A 365 giorni da quel 24 Maggio 1992, i frutti di questa erano ormai maturi per spingere Akira verso il trono della compagnia allora saldamente nelle possenti mani di Aja Kong, così dopo la vittoria del titolo All Pacific (il secondo per importanza), arrivò la vittoria del torneo più importante, il Japan Grand Prix 1993 in quella che doveva essere l'occasione che avrebbe dovuto portarla a sfidare la mastodontica campionessa WWWA nello scontro più atteso da parte degli appassionati. Ad intralciare i piani però ci pensò proprio quel suo stile spericolato che l'aveva portata fino a quel punto e che presentava il conto sotto forma di cronici problemi al collo ed alla schiena, al punto tale da costringerla prima a rinunciare all'opportunità titolata essendo a suo dire impossibilitata ad onorarla come dovuto e poi a rendere vacante il suo titolo. Questo non le impedirà di proseguire i suoi impegni con la AJW, ma la "confinerà" maggiormente negli incontri di gruppo per limitarne l'attività ed al tempo stesso valorizzare quel patrimonio che si stava rivelando all'interno della famosa classe del 1986 di cui facevano parte sia la Mita e la Shimoda, ma anche Toshiyo Yamada e soprattutto il vero astro nascente, quella Manami Toyota che le aveva dato filo da torcere nel corso del Grand Prix in semifinale. Proprio quell'occasione convincerà la dirigenza a tentare di prendere due piccioni con una fava mettendo in piedi un ipotetico dream team all'interno della sua competizione a coppie: così nascono le Flying Dangerous.

Manami del resto fin dagli esordi aveva raccolto soddisfazioni proprio in quella categoria in termini di critica e di bacheca: nonostante l'iniziale sodalizio mal riuscito con Mima Shimoda, in Toshiyo Yamada aveva trovato una partner molto più in sintonia con il suo modo di lottare da perenne underdog svantaggiata, nonché una spalla ideale in quanto meno propensa alle acrobazie e più efficace nell'effettuare il "lavoro sporco" per lasciare alla compagna i riflettori, schema che le aveva portate a vincere per due volte le cinture di coppia giusto un mese prima della Tag League. Peccato solo che prima di questa vittoria ci sia stata una rivalità estremamente accesa tra le due in quanto era arrivato il momento per entrambe di iniziare a farsi valere in singolo: la competizione tra le due era arrivata ad un punto tale da spingere la Toyota a mettere in palio i proprio capelli poiché non era mai riuscita a sconfiggere l'amica e che sarà il topos del famosissimo hair vs hair match di Mid Summer Typhoon 1992 a chiusura di una delle più sentite rivalità del momento.

Dell'attitudine da sidekick di Toshiyo avevano beneficiato altre lottatrici, in particolar modo la più giovane Kyoko Inoue, la quale era anch'essa riuscita a creare una dinamica simile sfruttando il suo forte ascendente sul pubblico che l'aveva portata a raccogliere diversi riconoscimenti in maniera più repentina rispetto alla rigida gerarchia vigente, seppure alternati da altrettante sconfitte che più avanti le costeranno l'etichetta di eterna seconda. Il duo Inoue-Yamada però rappresentava la perfetta nemesi da contrapporre alle proprie beniamine: oltre ad aver già vinto l'edizione del 1991, Kyoko rappresentava la rivalità "sportiva" di Manami, mentre la Yamada era quella "emotiva", in più di recente la stessa Inoue aveva perso l'All Pacific proprio dalla Hokuto e, a chiudere il tutto, Toshiyo fin dagli esordi aveva fatto coppia fissa con la Cachorras Etsuko Mita.

Una serie di incroci troppo ghiotti, impossibili da non far fruttare in qualche modo, specie quando sia ha per le mani una simile quantità di talento e popolarità a disposizione.

La prima "finale"

Il tabellone del torneo conteneva 8 tag team riuniti in un girone unico all'interno del quale le prime due squadre avrebbero avuto diritto a disputare la finale, perciò al termine della competizione queste ultime avrebbero avuto per forza occasione di scontrarsi almeno due volte nel corso della competizione (salvo imprevisti tipici del mondo del wrestling). Fino all'ultima giornata aveva regnato il più totale equilibrio, tant'è che un solo team era sicuro della finale ed erano ovviamente le Flying Dangerous, ma solo per una questione di scontri diretti con le restanti inseguitrici distanziate da soli 2 punti (il punteggio assegnato per ogni vittoria); ditro di loro infatti c'erano ben 5 coppie con lo stesso punteggio, dove oltre alle Inoue-Yoshida, spiccavano le figure di Bull Nakano (accompagnata da Suzuka Minami), dalle ospiti provvenienti dalla LLPW composte dall'asso della compagnia Eagle Sawai e da Yasha Kurenai e infine la campionessa Aja Kong, la quale come gesto "di sfida" aveva preso sotto alla sua ala la giovane Sakie Hasegawa, a sottolineare il fatto di poter vincere con un qualsiasi membro del roster. Proprio questa coppia atipica guardava con interesse al risultato dell'ultimo match del torneo, quello tra le quattro protagoniste di questo articolo: in caso di vittoria delle Flying Dangerous infatti, Aja Kong e socia avrebbero sarebbero andate in finale grazie alla vittoria ottenuta contro l'altro team nella prima giornata; per Kyoko e Toshiyo l'unica opzione per proseguire era la vittoria o il pareggio: almeno un punto in più rispetto alla rivali avrebbe consentito di superare il nutrito gruppo di inseguitrici evitando la classifica avulsa che avrebbe le avrebbe penalizzate con quell'unica sconfitta negli scontri diretti.

Flying Dangerous vs Kyoko Inoue & Toshiyo Yamada - 10 Dicembre 1993 AJW Tag League The Best 1993

Niente di tutto questo però traspare dalle fasi iniziali: dopo le strette di mano in segno di rispetto è la Toyota a prendere subito le redini dell'incontro prendendo alla sprovvista la più giovane Inoue ed iniziando una veloce sequenza di attacchi incrociati alternandosi alla sua compagna: il pubblico è diviso fin dalle prime battute, c'era chi si schierava con le due beniamine e chi invece sosteneva Kyoko e la sua condizione di svantaggio numerico accentuato dalla precisa volontà delle avversarie di isolarla mettendola all'angolo; una strategia che a breve si ritorcerà contro di loro in quanto la Inoue rimaneva pur sempre la lottatrice più sviluppata fisicamente e per questo in grado di liberarsi in qualche modo della più minuta Manami e di ottenere il sospirato cambio con Toshiyo che da par suo sapeva esattamente dove colpire l'arcirivale, ovvero alla gamba sinistra.

Ne nasce una lunga fase di controllo da parte delle ex vincitrici, le quali al contrario delle rivali mettono in cambio un maggior numero di mosse combinate dandosi spesso il cambio ed infliggendo il maggior numero di danni possibili ad una inerme Manami, tenendo d'occhio le sue reazioni, poiché uno dei tratti che l'hanno resa celebre era propio il suo passare in un istante dallo stato di semincoscienza alla furia devastante senza sentire minimamente il peso dei colpi ricevuti fino al momento prima e anche in questo frangente si verifica lo spiraglio: un tentativo di transizione da una forbice ad una powerbomb viene rovesciato con un dropkick elevato nonostante i danni alla gamba, quel tanto che bastava a portarla ad un passo dalla Hokuto per consentirle il tag e fare piazza pulita riprendendosi i cori a favore del pubblico. Un fuoco di paglia, un semplice false comeback in cui la protagonista princiaple fa piazza pulita delle rivali per poi lasciare di nuovo il controllo alla partner. Ma a fare la differenza è ancora il gioco di squadra: la Yamada infatti è la protagonista fuori e dentro il ring agendo come blocco sulla wrestler inattiva ed entrando sul quadrato sempre nei momenti di ripresa del controllo; di contro le Flying Dangerous lavoravano allo stesso modo in cui lottavano in singolo limitando al minimo indispensabile le interazioni, subendo tantissimo e restituendo il tutto con la propria esplosività. Il loro secondo comeback ne è un perfetto esempio essendo una sequenza di voli fuori dal quadrato che si trova spesso all'interno dei loro incontri e che denota una grande similitudine nel modo di creare il giusto climax nelle fasi di massima tensione. Il loro Missile dropkick in contemporanea non rappresenta solo una mossa cercata più volte in precedenza da Manami, ma il culmine del racconto, l'istante in cui le due stelle riescono ad essere finalmente sulla stessa lunghezza d'onda riuscendo a creare una serie di mosse combinate dimostrando di non essere una coppia solo sulla carta.

Ma la svolta avviene proprio quando ormai la loro vittoria sembrava a portata: la magia si è rotta alla prima combinazione interrotta riportando le due alla dimensione di singoli individui, condannando Manami Toyota all'errore di tentare a più riprese la Japanese Ocean Suplex, la sua mossa risolutiva, finendo vittima di Kyoko Inoue, abbastanza agile da rovesciarla grazie alla propria stazza; con la Hokuto tenuta a bada dalla Yamada fuori dal ring, la Niagara Driver é stata la parola fine del primo capitolo di una storia che sarebbe ripresa dopo pochi minuti di interruzione.

Sotto lo sguardo deluso di Aja Kong (inquadrata tra il pubblico), le quattro si sono viste private della possibilità di tornare negli spogliatoio, perchè era già arrivato il turno dell main event della serata e tutte loro a quel punto ne dovevano per forza essere protagoniste.

Flying Dangerous vs Kyoko Inoue & Toshiyo Yamada - 10 Dicembre 1993 AJW Tag League The Best 1993 (main event)

Alla ripresa é la Hokuto a presentarsi come donna legale sul quadrato, ma ancora una volta la sua presenza è piuttosto breve in quanto la situazione finisce per degenerare in una rissa oltre le corde cona la Inoue, finendo per combattere nei corridoi della Korakuen Hall mentre ancora una volta la Toyota finiva vittima della controffensiva della Yamada volta a riprendere i danni alla gamba ed al ginocchio. Al suo ritorno finirà vittima anche lei di attacchi alla stessa gamba da parte delle avversarie, usando persino una Stretch Muffler in rotazione per aggiungere ulteriore dramma: anche a parti invertite era la squadra più rodata ad avere il pieno controllo, al punto di "rubare" le sequenze rivali prima con un missile dropkick dal paletto eseguito da Toshiyo e poi spostando l'azione a bordo ring con un doppio Piledriver seguito da una plancha, un lancio fuori ring, da parte di Kyoko. Quando si dice oltre al danno, l'insulto.

Arrivate al momento di massima difficoltà tocca come al solito a Manami alzare i ritmi, come se non avesse già lottato per più di 20 minuti, come se non avesse subito colpi fino ad allora inizia la sua sequenza di moonsault e di suplex esplosivi per cercare di abbattere la storica rivale Yamada: nonostante la conoscenza reciproca, la fatica accumulata le consente di andare a segno il più delle volte avvicinandosi prima al conteggio decisivo e poi ricreando le condizioni per il doppio missile dropkick, salvo andare a vuoto grazie alla prontezza di riflessi della Inoue. É "rompete le righe", tutte e quattro finiscono tutte sul ring facendo saltare turni e regole, l'importante é entrare in scena al momento giusto, perché ogni mossa potrebbe essere l'ultima. Akira, la veterana era quella che sentiva maggiormente la fatica per via della durata e degli acciacchi pregressi, ma per antonomasia era abbastanza coriacea da reggere ancora bene questo tipo di intensità, tanto da riuscire a rovesciare un tentativo di double superplex dal paletto e ritrovarsi infine da sola con la Yamada, mentre le due compari si erano annullate a vicenda: se in coppia l'equilibrio era incerto, nello scontro uno contro uno la Dangerous Queen aveva alle spalle molte più battaglie dell'avversaria e, cosa più importante, in quell'istante aveva tutto il pubblico dalla sua parte, quanto basta per l'ultimo tentativo di finisher nemico e di andare a segno con la sua Northern Lights Bomb: ormai i titoli di coda sono tutti per lei.

Durante le premiazioni l'atmosfera è surreale: le altre tre sono piegate dalla fatica di 30 minuti di guerra, mentre la Hokuto è in piedi per rendere onore a tutte loro stringendo le mani, addirittura inchinandosi a loro contravvenendo alla durezza del suo personaggio ed invitando il pubblico ad applaudirle mentre mano a mano iniziano ad avvicinarsi a lei gli altri membri del roster per celebrarla, da Bull Nakano ad Aja Kong e Yumiko Hotta. Ma le celebrazioni non sono incentrate sulla sua vittoria del torneo, ma sul futuro della federazione e sui nuovi talenti consacrati in quella serata: durante i saluti finali prima Bull Nakano e poi la stessa Hokuto esalteranno le giovani leve con un tono quasi distaccato, come se quel presente non appartenesse più a loro, arrivando a suscitare persino le lacrime delle due cachorras nascoste a bordo ring ed inquadrate solo di sfuggita dalle telecamere.

Arriverà anche il loro attimo di gloria, ma in fondo a vincere quella sera era stata tutta la meravigliosa classe del 1986.

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