Calle joshi

Storia | By Poppo • 16-01-2022

Come la Kansai ha superato la sua debolezza più grande

Nella prima parte di questo excursus, si era parlato delle origini della rivalità intercorsa a metà degli anni novanta tra le rispettive ace delle principali compagnie joshi in attività, da una parte Dynamite Kansai per la più piccola JWP, dall'altra Aja Kong, l'indistruttibile desposta che dal 1992 al 1995 ha detenuto la cintura WWWA della All Japan Women's Pro-Wrestling grazie alla sua stazza ed alla sua ferocia e che nei confronti della controparte ha suscitato una sorta di bestia nera a causa di una delle sue armi letali, l'Uraken.

Questa seconda parte racconta i successivi tentativi di rivalsa della sua rivale, fino ad arrivare all'apice di questa grande rivalità.

Tutto cambia

Dalla prima sconfitta patita al Nippon Budokan nell'Agosto del 1993 era dovuto passare quasi un anno per rivedere i 2 top name faccia a faccia sul ring, ma stavolta sotto lo stendardo della JWP e senza alcuna cintura in palio, ma il risultato era consistito in una sostanziale replica del primo atto: con la bellezza di 15 Uraken prese in pieno volto, la padrona di casa nonstante lo sviluppo di un minimo di resistenza a riguardo, era stata letteralmente decapitata finendo la gara alla completa mercé del nemico.

In generale, nel corso dei primi due scontri (e mezzo), la sensazione lasciata dalla ex Miss A nonostante l'aver dato battaglia, era stata quella di essere almeno un passo indietro in tutto e per tutto, dalla fisicità alla tecnica, per cui quel dannato spinning backfist rappresentava solo la punta di un iceberg. Queste prime batoste rappresentavano la prima medicina a riguardo, perché dalla maggiore conoscenza dell'avversaria poteva trovare una serie di contromisure da mettere in gioco, tutto stava nell'eseguirle e trovare poi una mossa altrettanto efficace e rapida per stordire Aja, anche perché la sua Splash Mountain pur essendo una tecnica di grande impatto, risultava troppo difficile da applicare.

Una prima risposta in tal senso era arrivata durante un tag team match svolto nell'Agosto del 1994, sempre al Nippon Budokan, di nuovo in casa dello zenjo.

Aja Kong & Akira Hokuto vs Dynamite Kansai & Yumiko Hotta - 24 Agosto 1994, AJW TV (Nippon Budokan)

Si trattava di un incontro ad eliminazione e la sua partner per l'occasione era la coriacea Yumiko Hotta, anche lei interessata a detronizzare la Kong, la quale per l'occasione si era trovata a fare coppia a sua volta con un'altra odiata rivale, la beniamina delle folle Akira Hokuto. A fare la parte della leonessa era stata proprio l'ospite di serata, addirittura capace di togliere per prima dalla contesa proprio Aja utilizzando una tecnica tanto semplice quanto efficace: i calci; ai gomiti aveva risposto usando le leve inferiori, una raffica di fucilate, culminate con un colpo secco al capo erano state in grado di metterla fuori gioco, impedendole di rialzarsi al conteggio di 10. Al termine delle ostilità anche la Hokuto si era dovuta arrendere alla sua forza, in una volta sola quindi aveva sconfitto da sola il volto della federazione rivale ed il suo asso e in più sembrava aver trovato la strategia per poter battere la sua rivale in un futuro 1 contro 1.

Un buon viatico insomma, visto e considerato che all'orizzonte si profilava quello che sarebbe stato il più grande evento joshi della storia, ossia Big Egg Wrestling Universe, lo spettacolo di celebrazione dei 25 anni della AJW, dove la Dynamite avrebbe rappresentato il suo gruppo nel torneo interpromozionale, il V-Top tournament. Un nuovo capitolo della saga ormai appareva inevitabile, dato che anche la Kong era stata iscritta e infatti l'incrocio avvenne in semifinale. Se la stanchezza accumulata dalla lunga notte le aveva costrette ad accorciare la durata della battaglia, la strategia messa in campo da entrambe era stata la stessa, calci da una parte, Uraken dall'altra, ma ancora una volta la seconda si era rivelata vincente: anche se durante il corso della sfida la Kansai era uscita dallo schienamento dopo averne subite e anche se negli ultimi tratti era riuscita anche a parare i colpi, a forza di insistere la red champ era andata a segno con la sua tecnica letale.

Tutto da rifare dunque e da quel che sei profilava all'orizzonte, l'opportunità di poter nuovamente lottare per l'ambita cintura pareva ormai una possibilità remota nel tempo: alla fine della serata infatti ad emergere vittoriosa era stata la Hokuto, proprio ai danni della Kong, la quale non accettando la sua debolezza si era offerta di rendere vacante la cintura. Non era ancora il momento di cedere le redini, ma molto presto quel momento sarebbe arrivato.

Un mondo che va scomparendo

Il 26 Marzo del 1995, dopo la bellezza di 850 giorni, la triennale dittatura era finita: Manami Toyota, l'angelo nero tutto voli e tecniche innovative di sua invenzione, era riuscita a sconfiggere Aja Kong trovando finalmente un modo di convertire il peso dell'ormai ex campionessa in un'arma a suo favore. Se Akira Hokuto ormai non dava più garanzie dal punto di vista fisico - e contrattuale, visto che aveva richieste dalla WCW, dal mondo del cinema e pure dal suo prossimo marito messicano che desiderava il suo trasferimento a tempo pieno in patria - la Toyota rappresentava un'opzione altrettanto amata ed altrettanto capace di prendersi sulle spalle la compagnia dei fratelli Matsunaga.

Visti i regni di colei che l'avevano preceduta, tutto sembrava portare verso una nuova lunga epoca al vertice per lei, visto che anche Bull Nakano era stata campionessa per 2 anni, prima di cedere proprio ad Aja, la sua vecchia kōhai. Invece le cose andarono in maniera inaspettata: dopo una prima difesa conclusa con un pareggio dopo un'estenuante battaglia di un'ora contro l'arcirivale Kyoko Inoue, Manami aveva perso la cintura al secondo assalto e quel che é peggio era che la seconda sfidante era stata proprio la Kong. Una momentanea bocciatura per la futura leggenda, un'opportunità di chiudere i conti per l'antica rivale, colei che era stata designata come prima sfidante e che avrebbe lottato di nuovo per l'alloro in Agosto, a ormai 2 anni anni dall'inizio delle ostilità.

La nuova epoca doveva attendere prima la chiusura di un cerchio più vecchio.

Aja Kong vs Dynamite Kansai - 30 Agosto 1995, WWWA Champions Night Osaka Queen's Holy Night (Osaka Prefectural Gymnasium)

Archiviata la tattica del colpire per prima, la Kansai in questa occasione era tornata all'uso più conservativo delle sottomissioni a terra nella fase iniziale - in modo da risparmiare le energie ed al contempo di togliere fiato alla campionessa - ma a differenza del passato, in  questo caso non si trattava di controbattere ai colpi subiti, ma di un modo di imporre il proprio ritmo alla contesa, di prendere il comando delle operazioni. Una lunga fase dove si sono susseguite diverse prese e rotta solo da una replica ingegnosa quanto velenosa: un calcio alla testa, la stessa soluzione usata a parti invertite in passato.

La botta aveva messo quasi K.O. la sfidante e nonostante questa si fosse rialzata in qualche modo e a fatica, era bastata e rimetterla in riga facendola tornare nel ruolo di sfavorita, lasciandola in balìa delle tremende powermoves della Kong, anche dal paletto. Questione di tempo, prima che tornasse in scena il leitmotiv di questa storia, l'Uraken, ma il primo tentativo era stato bloccato proprio con uno sgambetto e successivamente con un calcio alla nuca. 1 a 1 e palla al centro: entrambe stanche ed a malapena capaci di tenersi in piedi, anche se ai punti sembrava la padrona di casa ad essere in svantaggio, se non altro per le condizioni del suo naso, gonfio e in parte sanguinante. A corto di soluzioni, a quel punto l'unica opzione per vincere sembravano le tecniche dalla terza corda e anche queste sembravano voler dare contro all'attuale regnante, visto che in prima battuta aveva permesso alla Kansai di schivare un secondo Uraken e poi le aveva permesso di connettere con la sua Splash Mountain, anche se non era ancora abbastanza per ottenere il fatidico conteggio di 3.

Ma le cose sembravano volgere al peggio nel momento in cui la Dynamite aveva provato a riposizionare la nemica sul paletto, abbbassando la guardia quel tanto che bastava per subire una delle terribili gomitate in rotazione dall'avversaria mentre era messa di spalle. Il suo successivo stordimento pareva ormai presagire l'inevitabile esecuzione, ma a quel punto, il colpo di genio: un calcio al braccio e poi un secondo e poi un terzo ed un quarto; una sequenza letale, sufficiente a mandare fuori dal quadrato la Kong per cercare un medico e ricorrere alla fasciatura, proprio come le era capitato contro Akira Hokyto nella finale del V-Top, anche se quella volta era stata la gamba a cedere. Però in questo caso, il braccio rappresentava la sua arma risolutiva, quella che le aveva permesso di vincere in precedenza e dato che ormai era fuori gioco, ormai la strada era spianata e dopo una serie di calci di rinforzo, la Kansai aveva potuto arrivare con più tranquillità ad eseguire nuovamente la sua finisher, sempre dal paletto.

Dopo tante sconfitte, finalmente era arrivata la prima vera vittoria e per la prima volta nella storia, la più antica cintura femminile sarebbe finita alla vita di una lottatrice estranea alla AJW. A salvare la patria e ad aprire la nuova era, ci avrebbe pensato Manami Toyota, ma intanto le 2 vecche ace avevano scritto la parola fine alla loro lunga e gloriosa storia. O almeno così pensavano: forse non sapevano che i loro percorsi si sarebbero intrecciati ancora diverse volte nel corso della loro lunga carriera, oppure lo sapevano già fin troppo bene, consce che il loro racconto ormai trascendeva tempi e luoghi.