Calle joshi

OZ Academy
Recensioni | By Poppo • 16-04-2021
Image Credits: OZ Academy

Lo stato dell'arte della OZ Academy si può riassumere in una sola ed unica storia che si ripete ciclicamente: c'é una cattiva che domina grazie alle proprie subordinate, sconfiggendo le rispettive avversarie fino a quando una tra le tante vittime riesce a superare tutti gli ostacoli e ad averne ragione. La cattiva in questione é la fondatrice Mayumi Ozaki, mentre le protagoniste che hanno incrociato le armi nella pluri ventennale esperienza della OZ sono state diverse e nella maggior parte dei casi hanno mosso i primi passi sul ring proprio sotto la supervisione della regina hardcore, da Carlos Amano a Chikayo Nagashima.

Tutte figlie dei vivai condivisi tra la JWP e la GAEA, un gruppo di giovani che allora fu decisivo per la nascita dei questo progetto indipendente, lo stesso da cui provviene l'ultima sfidante in ordine di tempo, Sonoko Kato, probabilmente la più adatta per interpretare la parte dell'inseguitrice in difficoltà in virtù della sua storia personale: malgrado i tanti eventi sfavorevoli accaduti nel corso della sua carriera, la quarantaquattrenne di Kasugai ha dimostrato di possedere ancora una grande passione per la disciplina, un fuoco interiore capace di dare un senso, un'anima a questo racconto ciclico.

Sliding doors

Vedere oggi la debuttante Sonoko contro l'altrettanto giovane Meiko Satomura, da l'idea di dove sarebbe potuta arrivare la sua carriera se il suo fisico l'avesse sostenuta nei momenti principali, perché se é vero che non tutte le allieve di Chigusa Nagayo hanno spiccato il volo dopo la fine del suo progetto, le due stavano creando un dualismo piuttosto interessante di cui avrebbe potuto beneficiare maggiormente, visti i molteplici traguardi raggiunti dall'ex amica/rivale. Invece quel primo infortunio patito ai legamenti nel 1997 sarebbe stato non solo il primo di una lunga serie - avvenuti peraltro sempre nei momenti in cui stava ottenendo riconoscimenti - ma anche la causa della perdita nell'immediato di considerazione da parte del management della stessa GAEA, la cui gestione del booking era passato nelle mani di Lioness Asuka.

Nessuno sembrava interessarsi più ai suoi incontri e questa indifferenza si era inevitabilmente riflessa su di lei, al punto da portarla al ritiro agli inizi del 2001, dopo neanche 6 anni di attività. Mayumi Ozaki era stata l'unica nell'ambiente a ricordarsi di lei e a convincerla 5 anni dopo a rimettersi gli stivaletti per tornare a calcare i ring giapponesi, senza il suo intervento, Sonoko sarebbe ingiustamente finita in un angolino della memoria collettiva nella categoria delle promesse totalmente disattese, avrebbe concluso la sua carriera senza la soddisfazione di portare a casa un titolo singolo e, cosa più importante, non avrebbe potuto lottare per quella stessa cintura 20 anni dopo.

Il suo ritorno alle scene é stata una vera rinascita dalla quale é nata una performer molto diversa, in parte per motivi anagrafici, ma soprattutto per l'impegno e la dedizione messa in campo dalla stessa, talmente forti da renderla uno dei volti principali tra le file dei buoni della compagnia, formando il gruppo MISSION 4K, fazione dedita a combattere il gruppo di antagoniste e le varie freelance che soventi partecipa agli show. Un'empatia che nel tempo ha creanto momenti importanti come nel caso della sua prima incoronazione avvenuta nel 2015, quando grazie al sostegno dell'amica AKINO era stata in grado di eliminare in una notte Arisa Nakajima, Hikaru Shida e Hiroyo Matsumoto, ossia i grandi nomi di quel periodo; sarà la godzillessa ad interrompere il suo primo regno da campionessa Openweight a causa dell'ennesimo infortunio patito durante il loro scontro. Al suo ritorno dopo diversi mesi, la cintura era tornata alla sua vita dopo una feroce battaglia contro la proprietaria all'interno di un no holds barred hardocore match, la stipulazione cardine della promotion.

Flashforward, anno 2021: la Ozaki é l'attuale campionessa da due anni e tiene la cintura in ostaggio difendendola poche volte e solo alle proprie condizioni e l'ultima volta ha sconfitto la Matsumoto grazie alle innumerevoli interferenze delle sue Seiki-Gun, il gruppo composto da Maya Yukihi, Yumi Ohka, Saori Anou e dal fedelissimo Policeman; la prossima aspirante alla sua cintura é la Kato, la quale si é aggiudicata due incontri in una sola serata, uno ad eliminazione dove si é dovuta scontrare, tra le altre, anche con le alleate AKINO e Kaho Kobayashi e l'altro in singolo contro la Yukihi (assistita ovviamente dalle compari).

Ancora una volta, si torna quindi sul luogo del delitto, a OZ Academy Silver Bullet viene fissata la nuova resa dei conti tra le due e se stavolta non sono previste particolari stipulazioni, tutti sanno che a fare le regole non sarà l'arbitro, ma la proprietaria.

One of these moments

E la storia si ripete esattamente nelle forme: gli incontri di Mayumi ormai sono un marchio di fabbrica, uno spartito preciso, replicato pari pari, di volta in volta, in qualsiasi contesto, comprese le esibizioni delle sue sodali. Un lungo match ad handicap dove gli interventi esterni la fanno da padrona, lasciando la sua avversaria in balia delle frustate e delle sediate altrui, mentre la Ozaki si limita a guardare ed applicare di tanto in tanto le sue mosse più celebri, come l'impiccagione sull'apron per mezzo della catena, antico retaggio ereditato da Devil Masami, colei che l'aveva iniziata a questo tipo di pratiche.

Ammanettata alle corde, Sonoko subisce per lunga parte, incapacitata nel poter creare una qualsiasi offensiva, in attesa di un aiuto esterno, il quale arriva per l'ennesima volta da parte di AKINO, l'unica di tutto il roster ad avere il coraggio di intervenire mettendo un freno agli abusi della fazione rivale. Sonoko riesce così ad utilizzare le manette per legarsi alla rivale tramutando l'incontro in una sorta di chain match, con tanto di legdrop dalla corda che richiama i vecchi incontri della leggendaria Bull Nakano, portando la contesa sui binari della classica invasione di campo, la volontà di vincere con le stesse armi del nemico, cosa che avviene nel momeno in cui un colpo di frusta a vuoto della Ozaki mette fuori gioco il primo arbitro, consentendole di schienarla di rapina tramite il conteggio del secondo arbitro. Tutto come da copione, già visto diverse volte, eppure diversificato dalle piccole cose: la commozione di Sonoko durante l'ingresso sul ring e la sua gioia espressa dopo l'ufficializzazione della sua vittoria, come se si trattasse della prima volta ed avesse debuttato quel giorno e non 26 anni prima, dando il senso reale di aver raggiunto uno di quei momenti per cui molti lottatori si esibiscono ogni volta per una vita intera.

Certo, il finale controverso lascia spazio al ritorno di Mayumi e fino a quando ci sarà la OZ, é facile pensare che la storia si ripeterà ancora e la cintura tornerà alla vita della sua creatrice, ma fino ad allora Sonoko potrà godersi questa piccola grande gioia. Meritatamente.

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