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Tokyo Joshi Pro Wrestling / NOAH / DDT
Recensioni | By Poppo • 09-06-2021
Image Credits: Tokyo Joshi Pro Wrestling / NOAH / DDT

A meno di un anno dall'annuncio della fondazione, il polo CyberFight ha visto concretamente la luce grazie al suo primo festival tenuto alla Saitama Super Arena, il primo evento in cui le sue componenti hanno collarato tutte assieme mettendo in campo - come da tradizione - i migliori lottatori a disposizione per inscenare incontri originali e possibilmente di grande spessore, il cui vertice é stato ripartito nei 3 main event occupati dalle rispettive etichette di punta: DDT, NOAH e Tokyo Joshi Pro.

Una caratteristica di questo evento e in generale di questo periodo storico sta nell'inedita contaminazione di generi incarnata dai rispettivi campioni delle 2 promotion al maschile, due leggende come Kenji Mutoh e Jun Akiyama che rappresentano due visioni diametralmente opposte del puroresu, quella volta al tipo di entertainment americano del Great Mutoh contrapposta al discepolo di Misawa con la forte identità del movimento nazionale degli anni novanta incarnata dalla King's Road; proprio a causa dell'ingresso del primo in All Japan Pro Wrestling aveva portato all'esodo di massa dei fedelissimi della leggenda per creare la NOAH, mentre la DDT é sempre stata il tipo di prodotto più distante possibile dal modo di interpretare la disciplina di Akiyama. Eppure per un bizzarro scherzo del destino, uno é diventato campione degli odiati rivali e l'altro ha iniziato a collaborare prima in veste di allenatore e lottatore con la compagnia di Sashiro Takagi e poi ne é divenuto campione assoluto anche lui.

Malgrado l'età avanzata dei due, si tratta di scelte sperimentali, le due compagnie in un certo senso hanno osato provando qualcosa di diverso dal semplice cercare di sfruttare la popolarità di questi due volti storici. La Tokyo Joshi Pro invece ha fatto il contrario, ha optato per una scelta autarchica, quella di togliere il titolo all'inseguitrice Rika Tatsumi per ridarlo alla sua ace Miyu Yamashita e metterlo in palio contro la seconda in carica, Yuka Sakazaki.

Nomi più giovani dietro ad una scelta più conservatrice, da cui ne é scaturito un incontro altrettanto conservatore, nello spirito e nel risultato.

Acchiapparella

I primi scontri tra le due risalgono alle origini della TJPW, quelle prime esibizioni dentro ai locali "di passaggio" senza un ring e con l'ausilio dei soli materassini. Miyu e Yuka sono letteralmente cresciute assieme, si conoscono bene e nonostante la netta differenza stilistica hanno sviluppato il loro essere performer allo stesso modo: prima si sono create il proprio personaggio e poi hanno evoluto le proprie capacità tecniche e in questo modo hanno anche costruito la loro rivalità.

Nei primi scontri la storia raccontata vedeva l'esuberante Sakazaki cercare di resistre alla maggiore forza della più grande Yamashita. Non avendo lei sufficiente abilità si affidava al suo estro adottando qualsiasi metodo non convenzionale per cercare di sorprenderla, finendo però sempre vittima dei terribili calci della rivale, la quale su questo suo pregio e sul suo carattere temprato si poneva come suo contraltare ideale.

Yuka Sakazaki vs Miyu Yamashita - 27 Febbraio 2014, TJPW Shibuya Entertainment Fight 2, Shibuya Entertainment Stage (Tokyo)

Con il passare del tempo, i confronti tra questo duo si sono ripetuti frequentemente e Miyu ne é sempre uscita vincitrice mantenendo la stessa impostazione nel modo di lottare, ma aggiungendo maggiori sfumature nel suo essere la donna d'acciaio della compagnia, nel mostrare poco la propria debolezza ai colpi avversari e prestando poco il fianco alla loro offensiva. Ciò nonostante Yuka é diventata una lottatrice "più intelligente" nel suo modo di raffrontarsi con le altre lottatrici cercando di comportarsi di volta in volta a seconda della rivale di turno, ma senza rinunciare del tutto al suo modo spensierato di scherzare, riuscendo anche ad incorporarlo all'interno di mosse acrobatiche e frizzanti, in grado di tenere viva l'attenzione del pubblico.

Nel 2016 e nel 2019 i loro scontri avevano aggiunto all'intreccio il tiolo principale della compagnia, il Princess of Princess ed in entrambi i casi la detentrice era la Yamashita, due regni importanti visto che si é trattato rispettivamente del primo e di quello che ha stabilito il record di difese (nonché la breve ma importante unificazione con il titolo americano della SHINE). Entrambe le volte la Rabbit ha provato a vincere cercando di indebolire le gambe avversarie, sempre per schivare i calci e rinunciando in parte al meglio del suo arsenale e come risultato é stata in grado di mettere in difficoltà la campionessa, ma cadendo sempre prima della mossa finale, vittima del maggior sangue freddo della campionessa.

Le cose sembravano essere cambiate nel corso della scorsa stagione: Yuka appena divenuta campionessa si é ritrovata come sfidante la sua cerrima rivale, ma stavolta aveva lottato in maniera diversa puntando solamente sui suoi punti di forza (incluso uno spericolato lancio della rivale a mo' di slitta dalle gradinate) riuscendo finalmente a sconfiggerla in una grande occasione ed in modo anche piuttosto netto, fin troppo se considerato lo status ormai acquisito da Miyu.

Sarebbe stato il preludio ad un regno importante, lungo (seppure questo sia stato dovuto in gran parte a causa della pandemia) ma durante il quale é stata il volto principale della compagnia (sia in patria che all'estero grazie alle comparsate all'estero), tanto da insinuare il dubbio che i tempi fossero maturi per il passaggio di consegne del ruolo di asso.

Una sensazione che non é stata del tutto scalfita dalla perdita della cintura all'inizio di quest'anno (sconfitta peraltro avvenuta senza aver ceduto di sua spontanea volontà e quindi molto "protetta"), almeno fino alla sfida andata in scena qualche giorno fa.

Il gioco è bello quando dura poco

Come nell'ultimo precedente titolato, l'attuale sfidante ha abbandonato le pretese di tecnicismo per ribattere colpo su colpo con la sua velocità e ricorrendo spesso a mosse audaci sfruttando la terza corda e l'apron ring. Non un vero piano gara, tantomeno qualcosa di legato ai loro precedenti, questo match ha fatto storia a sé proprio a causa della sua volontà di vincere e di impressionare gli spettatori per manternene le spettative. Malgrado queste premesse però, questo botta e risposta ha fatto si che l'azione proposta non fosse sempre spontanea ed omogenea, pur mantenendo una velocità crescente nell'esecuzione, gli spot più importanti si sono creati infatti sono arrivati in maniera casuale e slegata tra di loro, un po' come accade in alcuni film d'azione dove gli avvenimenti spesso prevalgono sulla trama effettiva. In quelle pellicole inoltre l'adrenalina spesso copre buchi narrativi o piccole incongruenze strutturali e non é un caso che l'errore più evidente avvenuto in questa sfida sia avvenuto nel momento di calma apparente, quando Miyu stava provando a fatica rientrare sul ring e Yuka ha tentato un goffo magical splash totalmente fuori tempo che l'ha costretta a ripeterne l'esecuzione. Un errore non da lei, anche questo frutto della poca personalità da lei infusa in questa storia.

D'altro canto invece l'attuale regnante ha fatto il suo solito incontro impostato sui calci e sullo striking diretto, ma rispetto dopo il suo regno precedente ha iniziato smussare la sua apparente invicibilità in modo da far risaltare di più le avversarie, quindi subendo di più e mostrandosi molto più "umana" di quanto non fosse prima. Anche in questa occasione dopo una partenza a razzo ha accusato a lungo i colpi della Sakazaki prima di emergere prepotentemente grazie al suo forcing finale. Pur rimanendo fedele a sé stessa però, ha avuto il merito di evolvere la sua offensiva ampliando il suo parco di calci includendo delle varianti aeree, come visto in questo caso con l'energico enziguri eseguito in rosa dalla corda più alta, un modo indiretto per rispondere all'avversaria, ma lasciandole lo spazio per provare ad emergere per poi stroncarlo con il calcio più significativo, il crash rabbits. Né più, né meno il compito classico dell'ace

In ripristino delle gerarchie piuttosto brusco e recepito non particolarmente bene dalla Sakazaki: se nei precedenti aveva sempre risposto in maniera positiva in onore di una rivalità dai toni sempre sportivi e distesi, stavolta dopo il conteggio subito ha reagito con violenza allontandosi frettolosamente e senza guarda nessuno in faccia. Un momento sicuramente da tenere d'occhio per il futuro, magari non necessariamente simbolo inequivocabile di un cambiamento di attitudine del suo personaggio, ma di cui questa prestazione così apatica potrebbe esserne la principale molla. Per lei del resto la Tokyo Joshi Pro inizia a stare stretta per via del crescente credito presso un pubblico americano che potrebbe offrirle molto in termini sia di crescita professionale che economica, al contrario di una promotion che le ha già offerto quasi tutto ciò che poteva darle e che al massimo potrebbe dirottarla presso la casa madre DDT (da sempre propensa a puntare sul wrestling intergender nel più vero significato del termine).

Per Miyu invece - che gli Stati Uniti li ha visti solo all'interno del panorama indipendente - le sfide più immediate restano le stesse di prima: rimanere la colonna portante della compagnia e prepararsi all'assalto delle prossime generazioni che si stanno formando in questo momento, tante forze fresche intenzionate a sovvertire l'ordine da lei rappresentato.

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