Calle joshi

DDT World
Recensioni | By Poppo • 07-05-2020
Image Credits: DDT World

Okibariyasu è un termine giapponese proprio della prefettura di Kyoto il cui significato varia a seconda del contesto: può significare "buona fortuna", ma anche "fai del tuo meglio".

Entrambe le sfumature sono adeguate da dire nei riguardi di chi si sta mettendo in gioco o deve affrontare una prova particolarmente impegnativa o a chi, come nel caso di Saki Akai, deve dimostrare qualcosa.

Saki negli ultimi anni ha ricoperto molti ruoli nell'ambito del DDT universe: ha sfidato in diverse occasione Meiko Satomura (anche l'anno scorso nell'ambito dell'invasione Sendai legata alla faida con gli All Out), ha vestito i panni della villain Sakisama in Tokyo Joshi Pro, ha recentemente interpretato la sua versione Zombie e come tanti in DDT ha detenuto il famigerato titolo DDT ironman heavymetalweight. Tuttavia anche rispetto ad altre performer TJP non è tra le più apprezzate per le sue performance a livello di mero lottato.

Quest'anno ricorrono i 7 anni dal suo debutto come lottatrice (2013), accompagnati in parallelo dai suoi impegni da attrice, ossia ciò che quasi sicuramente le ha garantito maggiore notorietà, specie per aver prestato il suo aspetto per il videogioco Yacuza6. Tutte esperienze che in qualche modo ricorrono in questa sua ultima storia targata DDT: una serie di 7 incontri contro diversi talenti di grande levatura esterni alla promotion, per dimostrare i suoi progressi e capire anche a che punto è la sua carriera sul ring.

Il primo incontro di questa serie viene programmato per il 24 novembre durante lo show God bless DDT, serve quindi un'avversaria con il giusto mix di prestigio e storia per l'inaugurazione e questa si rivela essere Tsukasa Fujimoto.

Tsukka in effetti ha tutti i requisiti necessari: grande esperienza, lo status di ace della propria promotion (la Ice Ribbon) e soprattutto una dimensione storica propria, essendo l'erede della grandissima Manami Toyota. La leggenda infatti durante il suo ultimo stint nella sigla azzurra concesse a Tsukasa l'uso di una delle sue mosse più famose, il Japanese Ocean Cyclone Suplex (onore condiviso con il collega Ikuto Hidaka) e scelse sempre lei come ultima avversaria per il suo match di ritiro dalle scene. Nell'intervista fatta in preparazione dell'incontro la Fujimoto sottolinea si da subito questo aspetto dichiarando apertamente che farà uso di questa mossa  (dettaglio più importante di quanto possa sembrare), ma c'è un'altra motivazione storica che fa di lei il primo step ideale di questo percorso: le due si erano già affrontate in passato, ben 5 anni prima, quando Saki era ancora nel periodo di allenamento. È giunto il momento di farle vedere qunato è progredita.

Calci a confronto

Dal canale youtube DDT: highlight dell'incontro e perte dell'intervista

Fin dai primi minuti è evidente che Tsukasa stia lottando da ace: parte forte, ma lascia subito spazio all'offensiva della Akai finendo fuori ring in maniera spettacolare con un mancato dropkick. Il suo scopo è quello di far ben figurare l'avversaria portandola oltre le proprie capacità ma rendendola un credibile contendente.

Dal canto suo Saki utilizza lo stile che l'ha contraddistinta in questi anni quindi improntando tutte le sue mosse sull'uso delle gambe, sia per lo striking che per la sottomissione tramite la Footchoke Versailles; in questo incontro vediamo solo la prima delle due, dovendo fronteggiare un'altra esperta in materia. La differenze resta ancora evidente in termini di resa visiva, tuttavia il ritmo della contesta ha evitato quell'effetto "ridondante" che a volte accompagna i suoi match (come capita a volte in TJP). Ad impreziosire l'incontro però, Saki piazza un piccolo rimando alla Ice Ribbon: la doppia ginocchiata al volo, eseguita di rado da parte sua, è la stessa usata come trademark da Maya Yukihi, attualmente campionessa e rivale principale della Fujimoto. Il controllo del match tuttavia resta saldamente in mano della Flying Angel di seconda che in più di un'occasione ha bloccato a terra la rivale usando il venus clutch e la cravada ed arrivando alla consueta sequenza di infinity shot in chiusura, salvo decidere di utilizzare appunto l'Ocean suplex come mossa risolutiva. L'uso di questa mossa non è così scontato: Tsukasa l'ha sempre usato solo in situazioni di grande difficoltà o come ultima arma risolutiva, trattandola insomma con grande cura: la stessa Manami Toyota ha ancora oggi a cuore la sua ex finisher, come dimostrato dalla recente polemica tra lei e Bea Priestley, rea di aver utilizzato questa mossa senza richiederne il permesso.

Di sicuro Tsukasa non ha sudato le proverbiali sette camicie in questa occasione avendo chiuso in poco più di 10 minuti l'incontro, perciò a maggior ragione si tratta di un modo per tributare il suo rispetto alla giovane avversaria, nonostante l'evidente divario che le separa ancora.

Saki inizia dunque con una sconfitta, com'è anche giusto sia: pur mostrandosi solida dal punto di vista tecnico le è mancato il quid a livello di interazioni con l'avversaria, quel qualcosa in grado di aggiungere elementi suoi alla narrazione di un match.

Resta lungo il percorso di crescita ed è doveroso che si imponga superando i propri limiti confrontandosi con atlete sicuramente più portate di lei. Dovrà fare meglio del suo meglio, a partire dalla sua prossima avversaria: Sakura Hirota.

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