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Tokyo Joshi Pro Wrestling
Recensioni | By Poppo • 10-01-2021
Image Credits: Tokyo Joshi Pro Wrestling

Tokyo Joshi Pro '21 ha aperto la nuova stagione della TJPW nel nome della continuità: nonostante il suo main event abbia incoronato una nuova campionessa Princess dopo più di un anno di reggenza, l'avvicendamento ha una sua coerenza di fondo poiché segue il percorso si valorizzazione di quelle performers che lottano per la compagnia fin dai suoi esordi.

Originals

Il regno di Yuka Sakazaki é arrivato al nuovo anno forte non tanto di una longevità forzata dal periodo di quarantena ma piuttosto dalla crescente qualità delle storie e degli incontri culminato nello scontro con l'amica, partner di coppia e rivale Mizuki avvenuto a Wrestle Princess lo scorso Novembre. In questi tredici mesi la Magical Rabbit ha comunque avuto il merito di rafforzare la notorietà conquistata oltremare grazie alle proprie comparsate in AEW, in parte attraverso la sua forte personalità abbinata ad un look accattivante, ma anche e soprattutto dimostrando notevoli miglioramenti nel suo modo di lottare dimostrando di poter attingere ad elementi diversi dal suo bagaglio di mosse volanti.

Un degno proseguimento del lavoro svolto da coloro che l'hanno preceduta, in particolare le ultime due detentrici, Miyu Yamashita e Shoko Nakajima, le quali con Yuka condividono il fatto di aver preso parte ai primi eventi organizzati dalla promotion al femminile della DDT nel 2013 e di esserne diventate nomi di spicco a 8 anni di distanza, affermandosi sia in patria che all'estero. Loro rappresentano il gotha di questo progetto di formazione e valorizzazione di un tipo di joshine diverso da quello concepito dai dojo più tradizionali e che con il passare del tempo ha iniziato a puntare su un tipo di pubblico diverso e più "occidentale", basti guardare a due lottatrici estremamente peculiari come Hyper Misao e Maki Itoh e che per certi versi riprende l'idea di accentuare la componente legata all'intrattenimento che aveva provato a proporre a suo tempo la JDStar.

Di quel gruppo iniziale fa parte anche Rika Tatsumi, altro prospetto che aveva fatto il suo debutto nel 2014 militando esclusivamente nella Tokyo Joshi Pro rendendosi protagonista di alcune delle storie secondarie proposte negli ultimi due anni: dal suo ritorno dall'infortunio patito a fine 2018 (rottura dell'ulna sinistra), la White Dragon ha incoricato le armi per tutto l'anno seguente con Misao, intraprendendo una vera e propria crociata per farla tornare a vestire i panni della supereroina e strapparla dalle grinfie di Sakisama; da questa rivalità é nato poi il sodalizio con la giovanissima Miu Watanabe, assieme alla quale ha dominato la categoria di coppia per tutta la scorsa annata, superando anche loro la soglia dei 365 giorni da detentrici delle cinture.

Avendo già sconfitto in precedenza la Nakajima e la Yamashita, in ordine di esperienza la Tatsumi rappresentava l'ultimo membro del roster da sconfiggere per la Sakazaki e allo stesso tempo Rika rimaneva l'ultima lottatrice di quel gruppo a non aver vinto l'alloro massimo, al massimo aveva collezionato una serie di tentativi molto combattuti (l'ultimo quasi 3 anni fa) ma senza riuscire a portare a casa la posta in palio.

Insomma la sfida di inizio ha messo di fronte due lottatrici dal curriculum speculare, due originals in grado di ritagliarsi il proprio spazio sia in singolo che in coppia, il cui focus doveva essere la volontà di legittimarsi da parte della sfidante rispetto alla più affermata campionessa.

Stare al passo

Così come nella precedente difesa, a condurre le danze nelle prime fasi é stata Yuka: tramite l'uso di prese a terra, la rabbit ha controllato l'avversaria per poi soprenderla con movenze acrobatiche improvvise in fase di reazione e riprendere il lavoro precedente; stessa identica strategia adottata contro Mizuki. Rika da parte sua é parsa patire l'importanza dell'incontro, tanto commettere alcuni errori di posizionamento piuttosto insoliti da parte sua ed in generale non apparendo in grado di reggere il passo e la velocità di esecuzione della Sakazaki, almeno fino a quando l'azione non si é spostata fuori dal ring.

Da quel momento in poi, la dragonessa ha iniziato a prendere di mira la gamba destra della campionessa, tattiche che inizialmente non ha dato subito frutto per via della determinazione di quest'ultima, ma in grado di dare frutti con il passare del tempo. Con il passare dei minuti infatti, l'offensiva della Tatsumi si é fatta più sempre più aggressiva e metodica, facendo leva in particolare su una contromossa molto comune, quella Dragon Screw Legwhip tanto amato da wrestler del calibro di Hiroshi Tanahashi, ma in particolar modo usato da un lottatore molto caro a Rika, tanto da esserne l'ispiratore sia del suo ringname che del suo soprannome, il leggendario Tatsumi Fujinami, chiamato appunto the dragon.

Dato il suo ruolo di volto e contemporaneamente di ace della compagnia, la reazione della Sakazaki é consistita nel combattere il fuoco con il fuoco cercando di controbattere cercando di colpire a sua volta la gamba sinistra della sfidante. I danni subiti iniziano man mano a farsi sentire, fino a metà match riesce a rispondere con i sui consueti rapidi ribaltamenti di fronte.

L'unico modo per rovesciare l'andamento della contesa per Rika non poteva che essere quello di sfruttare le sue trademark più esplosive, nel suo caso gli hip attack, i suoi colpi d'anca sono stati l'altra mossa ripetuta più volte nel corso della sfida, anch'essi con crescente intensità in tutte le varianti possibili, inclusa la proverbiale esecuzione dalla terza corda. Una tecnica abbastanza esplosiva per mandare al tappeto Yuka per il tempo necessario a riprendere il lavoro alla gamba ed é proprio nel momento in cui Yuka é bloccata per più di un minuto che la storia ha iniziato a prendere una piega diversa, per la prima volta l'asso é sembrato in difficoltà, meno sicura nel prendere le misure dell'avversaria e più propensa a subirne l'offensiva o i contrattacchi, specie i tentativi di uso delle corde sui quali si basa la sua finisher, la Magical Girl Niwatori Yaro. Al tempo stesso in quelle andate a segno come la tarantula emergeva la frustrazione della Sakazaki nei confronti della fatica, mentre la Tatsumi guadagnava fiducia, tanto da provare l'altra sua mossa ereditata da Fujinami, la Dragon Sleeper un'altra tecnica di sottomissione, segno della volontà di arrivare alla vetta nel modo più dificile possibile, rinunciando alla sua mossa di chiusura più comune e più immediata, la Twist of fate, usata solo in maniera veloce come contrattacco.

Rimasta senza altre soluzioni e a corto di fiato, Yuka ha tentato per un'ultima volta la splash dalle corde andando a vuoto come contro Mizuki, ma stavolta non ha avuto la sufficiente lucidità per contrattaccare subito e rimanendo vittima di una figure-four alle gambe, ennesima sottomissione poco usata da Rika, una sorpresa dalla quale non ha avuto modo di uscire in alcun modo, ma al contempo non sufficiente a farla cedere di sua spontanea volontà, al punto da costringere l'arbitro a decretare la fine dell'incontro.

Un finale dai contorni non nettissimi nella forma e che presta sufficienti spazi per venire riprese nei futuri scontri, ma per questa serata, a contare é la sostanza della storia contenuta nelle lacrime di Rika Tatsumi al momento della consegna della cintura e nell'abbraccio tra le due contendenti pochi momenti dopo: un cambio della guardia ottenuto nel rispetto del lavoro reciproco e della continuità, come dimostra il fatto che la prima sfidante di Rika sarà la sua ex compagna di tag Miu Watanabe, riprendendo in pieno i temi affrontati a Wrestle Princess.

Un bel modo di passare dall'era del coniglio a quella del drago.

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