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Tokyo Joshi Pro Wrestling
Recensioni | By Poppo • 11-11-2020
Image Credits: Tokyo Joshi Pro Wrestling

Wrestle Princess ha rappresentato una vera e propria boccata di ossigeno per la Tokyo Joshi Pro Wrestling.

Per una compagnia che da sempre punta su un tipo di narrazione dove lottato ed episodi extra ring si bilanciano tra loro, eventi di questo tipo sono vitali per far fruttare le storie pazientemente costruite nel corso delle "puntate" intermedie, sullo stesso modello delle federazioni dei territori americani prima delle varie unificazioni; se per la maggior parte delle promotion joshi questo non rappresenta un problema in quanto le rivalità si costruiscono a lungo termine tramite le interazioni che avvengono durante i combattimenti, per la TJPW questo non è possibile proprio per la sua natura "televisiva" unita all'inesperienza generale del roster che non consente ancora un livello di lottato così raffinato (basti pensare che le più esperte lottano da appena 4-5 anni).

A mancare quest'anno agli show della succursale femminile targata DDT è stato proprio il senso di importanza, la sensazione che nella maggior parte degli incontri ci fosse in gioco un'evoluzione o la conclusione stessa di uno dei percorsi iniziati in quel TJP '20 di Gennaio che ad oggi rappresentava l'unico avvenimento attorno al quale gravitava lo stato generale delle cose.

Sabato scorso la svolta è avvenuta, merito di una card costruita dettagliatamente nell'ultimo mese alla quale hanno contribuito alcune partecipazioni esterne che hanno avuto il merito di elevare l'interesse generale e migliorato la qualità complessiva, inoltre ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli appassionati dopo le molte rescissioni contrattuali viste nei mesi scorsi (molte delle quali sono stati subito intercettate dalla Stardom). Ma la differenza l'hanno fatta quei personaggi che sono giunti a piena maturazione e che ormai ne costituiscono a tutti gli effetti la vera anima.

Piccole wrestler crescono

Il focus di metà degli incontri previsti era incentrato sugli elementi più giovani della casa, i quali come da tradizione hanno occupato la prima metà dell'evento, a partire dall'opener: per iniziare con il piede giusto è stata assoldato per l'occasione un nome altrettanto fresce e che sta acquisendo una crescente popolarità, ossia la protagonista principale della Gatoh Move, Mei Suruga; La apple girl ha accompagnato tre novizie, Sena ShioriMoka Miyamoto, Suzume tutte alle prime armi e con ancora pochi incontri alle spalle, ad eccezione dell'ultima citata, tuttavia la differenza con la star principale si è vista in tutto e per tutto: mentre loro si impegnavano per eseguire correttamente gli spot ed i tempi di azione previsti, Mei si muoveva con grande disinvoltura chiamando le suo ormai collaudate taunt, coinvolgendo il più possibile il mite pubblico del Tokyo Dome, riuscendo ad ottenerne le uniche vere reazioni all'interno della contesta scaldandolo come da obiettivo per il proseguo della serata. Sicuramente la maggiore esperienza ha inciso (non in termini quantitativi lottando da soli 2 anni), ma a fare la differenza è stata la sua personalità attraverso la quale sta plasmando la sua maschera di ragazzina terribile.

Al suo contrario, Marika Kobashi dopo 4 anni di attività deve ancora trovare la quadra dal quel punto di vista: il successivo tag team match doveva essere il debutto della sua nuova gimmick da modella con la solita propensione per il mondo idol; niente di tutto ciò è trasparso da questo incontro, così come neanche la sua compagna per la serata, Haruna Neko è stata in grado di mettere in mostra il suo alter ego felino. In mancanza di storytelling e nonostante il basso minutaggio a disposizione, sono risaltate tutte le pecche di un quartetto (che ha incluso Mahiro Kiryu e Pom Harajuku) ancora lontano dagli standard minimi del panorama giapponese.

A metà della traiettoria si trova invece Raku, una delle protagoniste in positivo di questa annata avendo mostrato parecchi miglioramenti sia sotto il profilo tecnico che interpretativo: se la sua maschera di ragazza flemmatica (quasi sonnolenta) non è facile da trasporre sul ring, le interazioni con la più vitale Maki Itoh hanno fatto in modo di accenutarne i tratti più divertenti, alternandoli però a momenti di simbiosi con la nuova partner mettendo in mostra un discreto potenziale recitativo. La sua attuale storia la sta vedendo alla ricerca della prima vittoria in singolo in assoluto (il suo debutto è avvenuto nel 2018) e per accentuarne la difficoltà le è stata messa di fronte Yuna Manase, per anni figura centrale nella formazione dei talenti della compagnia, ma ormai da qualche mese svincolata contrattualmente. Dopo il pisolino iniziale della rivale (che ha coinvolto anche l'arbitro!), Yuna ha sfruttato fino in fondo la netta differenza di stazza per dominare l'incontro, mentre Raku progressivamente ha messo da parte la comicità in un crescendo di grintosità che l'ha portata ad andae molto vicina alla vittoria, prima di cedere con onore alla più esperta avversaria. In sostanza un classico esempio di come una sconfitta possa valere più di una vittoria e se Raku sarà in grado di raccogliere altre cadute di questo tipo, quando arriverà la prima vittoria raccoglierà molto di più di un semplice valore statistico.

Le storie dei due incontri successivi hanno radici abbastanza lontane nel tempo, anche se nel primo caso il collegamento non è poi così diretto: Hyper Misao e Saki Akai non si erano mai affrontate prima di Sabato, ma la personalità oscura di Saki invece è stata colei che aveva corrotto Misao allontanandola dalla sua identità di supereroina; l'incontro con la metà buona è stato la solita sagra dell'assurdo che avviene nel corso degli incontri che coinvolgono la paladina della giustizia, la quale per sconvolgere il modo di vedere le cose dell'avversaria (come lei aveva fatto tempo addietro lottando incontri intergender), si è inventata la regola di poter cambiare la stipulazione dell'incontro attraverso l'ausilio di un pulsante collocato sopra uno dei turnbuckle del ring. Ne è uscito fuori di tutto, alcune stipule no-sense come girare attorno per dieci volte attorno ad una mazza per poter effettuare uno schienamento o il divieto di usare i calci (arma principale della Akai), altre invece legate alla storia recente delle due, come ad esempio il Falls Count Anywhere con l'obbligo di mangiare un pacchetto di cioccolatini (la stessa del più celebre incontro lottato da Misao contro Jun Kasai) o il coinvolgimento di un rinforzo esterno che ha visto entrare in gioco il compagno di stable di Saki Yukio Sakaguchi ed il presidente della DDT in persona Sanshiro Tagaki. A prevalere infine è stata la modella, ma tra 3 giorni si replica e stavolta a lottare sarà proprio Sakisama.

Maki Itoh invece aveva di fronte ben due delle sue nemesi: Miyu Yamashita è stata la sua prima avversaria in assoluto, nonché la rivale che non è mai riuscita a sconfiggere, mentre la sua partner a sorpresa era niente meno che la super veterana Aja Kong, la stessa che lo scorso anno le aveva inflitto una sonora batosta in meno di 10 minuti di scontro. Coadiuvata da Sareee (presenza trasversale negli ultimi tempi), Maki ha accentrato tutte le fasi principali su di sè e sulla sua testa così dura da reggere i feroci attacchi inflitti dalla pachidermica leggenda e dai terribili calci della Yamashita, cn quest'ultima che è rimasta ad affrontarla fino alle ultime fasi dello scontro, dove ha dovuto dare fondo a tutto il suo repertorio (e ad alcune nuove aggiunte) per mettere definitivamente K.O. l'ex idol. Nonostante l'ennesima débâcle il pubblico ha sostenuto fino alla fine Maki, conscio del fatto che le tante batoste sono ormai parte del suo personaggio da sempre pronto ad esplodere ed in cerca di riscatto, cosa che, visto anche il crescente seguito che sta ottenendo oltremare, prima o poi dovrà essere presa in considerazione dal booking team della TJPW.

Sugli allori

Come ogni evento che si rispetti, tutti e tre i titoli della promotion erano in palio, a partire dalla riassegnazione della cintura International, revocata a Thunder Rosa vista l'impossibilità di difenderla a causa delle restrizioni vigenti. A contendersela nella prima semifinale del mini torneo sono state la Up Up Girl Hikari Noa e la muscolosa Mirai Maiumi, in quella che è stata la sorpresa dell'evento, almeno sotto il profilo del lottato: pur senza particolari finezze, le due hanno saputo interagire bene tra di loro nel rispetto dei ruoli assegnati,con Mirai a gestire le fasi di scontro fisico facendo valere la sua maggiore forza attraverso l'uso di sottomissioni con Hikari pronta a contrattaccare in maniera fulminea al momento giusto per piazzare la vittoria di rapina. Dall'altra parte Shoko Nakajima ha vestito i panni della veterana facendo di tutto per far ben figurare la ragazza di campagna Yuki Kamifuku, vendendone a pieno l'aggressività inziale e sopperendo ad alcune sue ingenuità nel condurre l'azione attraverso un uso spiente delle fasi di shine per mantenere viva l'attenzione del pubblico fino all'inaspettata conclusione che ha visto la Big Kaiju uscire sconfitta a sorpresa. La finale non è stata un vero e proprio incontro poiché ha prevalso la fatica accumulata nei due incontri precedenti, così ne è uscito un incontro piuttosto frammentario dove le due contendenti si sono limitate a tentare le loro trademark nella semplice attesa della prima a connettere con la propria mossa finale, ovvero la Kamifuku. La nuova campionessa incassa l'alloro intanto e può partire da un personaggio piuttosto spendibile per creare interazioni interessanti con diverse sue colleghe. Per le prestazioni sul quadrato invece occorrerà ripassare.

Chi non aveva ancora vinto finora nulla in TJPW erano le BAKURETSU Sisters Nodoka Tenma e Yuki Aino: pur essendo il tag più longevo attualmente esistente, le due hanno sempre perso le loro occasioni titolate (compreso il match precedente contro le attuali campionesse) e di recente avevano accumulato diverse sconfitte contro il due delle Magical Sugar Rabbits, impegnate nel main event della serata. Di contro, Miu Watanabe e Rika Tatsumi avevano raggiunto il proverbiale giro di boa sconfiggendo tutte le rivale di categoria, stabilendo quasi un anno di regno. La loro caduta non poteva non avvenire in altro modo che in un match totalemente diverso dal solito canovaccio: se di solito il controllo dell'incontro spettava alle rivali, in questa occasione le due hanno dominato per ampi tratti grazie ad una maggiore intesa ed alla tattica di infierire sul ginocchio infortunato di Yuki ed isolando Nodoka Tenma, il tutto senza subire l'ipotetico strapotere fisico nemico. É stata proprio la Aino a gettare il cuore oltre all'ostacolo e a lottare fino alla fine prendendosi il clamoroso pin finale e rompendo la maledizione: le lacrime alla consegna della cintura vanno oltre la recitazione e rappresentano a conti fatti uno dei pochi happy ending visti quest'anno in quel di Tokyo.

Unite

La vittoria da parte di Mizuki della Tokyo Princess Cup aveva fatto presagire che lo scontro con l'alleata di sempre Yuka Sakazaki sarebbe andato oltre alla semplice sfida all'insegna del rispetto, perchè la delusione per la sconfitta titolata dello scorso anno era ancora fresca e perchè nel corso di questa annata Mizuki ha messo in mostra in più di un'occasione un'attiditudine meno carina e più aggressiva dove necessario per portare a casa il risultato. Nelle settimane di avvicinamento alla sfida questa mentalità è emersa a suon di mind games fatti di provocazioni nei confronti dell'amica con il rifiuto di lottare assieme come di consueto e con l'adozione di una nuova mossa finale come arma aggiuntiva da usare al momento opportuno. Dal canto suo la campionessa non è rimasta a guardare e, ben sapendo che in gioco c'era la prima vera difesa dopo un lungo periodo, ha messo in mostra uno stile di lotta ben diverso da quello usuale inserendo una serie di mosse a terra come monito alla sfidante ed alle sue tecniche aeree.

Fin dalle prime battute questa strategia è stata applicata da parte di Yuka ed ha funzionato piuttosto bene garantendole il controllo delle operazioni prima attraverso una sequenza di chain wrestling a terra e poi focalizzandosi sulla gamba per limitarne i movimenti. Per uscire dall'impasse, Mizuki ha dovuto fare ricorso al cosiddetto fighting spirit ignorando il dolore dei colpi subiti per sferrare le sue solite offensive, sul ring e fuori dal ring lanciandosi oltre le corde, togliendo indugi e tattiche dall'incontro: da quel momento infatti le due hanno spostato la battaglia sul loro terreno preferito, le mosse acrobatiche dalle corde, in particolare dalla terza che spesso e volentieri sfruttano per le loro mosse più caratteristiche; pur nella foga degli eventi, in una di queste sequenze avviene un gesto che tradisce il rispetto reciproco: Mizuki rimane bloccata in cima, intercettata da Yuka, pronta a colpire con il suo complete shot in caduta; incontrando la resistenza dell'amica, la Sakazaki per qualche secondo la abbraccia rimanendo ferma in un gesto che seppure involontario mostra una piccola esitazione nel procedere con una mossa di grande impatto e che poco dopo non le impedirà di andare a segno andando vicina alla conclusione dello scontro.

Mizuki da parte sua invece non si è posta questo tipo di problemi andando a colpire con le sue manovre speciali, dal diving footstomp alla cutie special, ottenendo sempre conteggi di due ed al tempo stesso prestando il fianco alle reazioni altrettanto vibranti della campionessa. Come spesso accade in questo tipo di contese, ad un certo punto ambo le parti finiscono a terra per qualche secondo, ma è questo caso che si è visto il secondo gesto di amicizia tra le due, quando per rialzarsi si sono strette le mani e si sono fatte forza l'una con l'altra per riprendere qualche istante dopo a colpirsi più duramente attraverso colpi diretti. Piccoli gesti che vanno ad incastonare passato e presente di quella che è un'amicizia di lungo corso e una rivalità concentrata solo in quest'unica occasione. Per ora.

A fare la differenza sono le finisher: la Whirling Candy di Mizuki non è stata incisiva come ci si sarebbe aspettato, mentre Yuka pur colpendo con la sua Magical Girl Niwatori Yaro, non ha cercato subito lo schienamento, ma ha optato per ripeterne l'esecuzione, sapendo che una sola esecuzione non sarebbe stata sufficiente per vincere. Scelta vincente che le ha consentito di mettere a segno la 4 difesa titolata a quasi un anno di distanza dalla conquista della cintura.

La fine delle ostilità è valsa per loro due, come per il resto della crew, la quale al termine dello spettacolo si è radunata sul ring per salutare il pubblico, tra qualche lacrima di commozione e bolle di sapone.

Un modo di festeggiare il primo grande evento dopo tanto tempo in una cornice importante e con un pubblico più numeroso rispetto alle ultime apparizioni ed un segnale rassicurante circa lo stato di salute della compagnia. Le storie continuano....

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