Calle joshi

Match | By Poppo • 24-10-2021

Yumiko Hotta e le stipule speciali di oggi e di ieri

Gli anni novanta hanno visto quella che probabilmente é stata una delle migliori generazioni di lottatrici ad aver mai calcato le scene e dato il periodo di apice relativamente breve é normale che non tutte abbiano ottenuto un adeguato riconoscimento quando tutti i riflettori erano puntati sulla allora All Japan Women's Pro-Wrestling.

Alcune di queste hanno dovuto attendere una riduzione della concorrenza per ottenere la ribalta, evento a cui purtroppo é coinciso il calo del pubblico di riferimento, lasciando a conti fatti un senso di minor importanza a queste affermazioni e più in generale al periodo successivo, composto ugualmente di ottimi incontri e di storie interessanti, ma per contro meno considerato dai cronisti proprio a causa di quell'atmosfera di decadenza che alleggiava.

Un nome su tutte é quello di Yumiko Hotta, vera e propria donna d'acciaio divenuta campionessa WWWA non solo dopo la dipartita delle varie Manami Toyota, Aja Kong e Kyoko Inoue, ma anche dei top name della concorrenza come Dynamite Kansai e che nonostante questo ha continuato a "patire" l'era interpromozionale concedendo l'onore delle armi alle rimanenti Shinobu Kandori. Una sorta di marchio a fuoco che ha continuato a bruciare nelle sue esperienze successive allo zenjo, molte delle quali non propriamente fortunate e che ancora oggi sembra tenerla in attività solo per poterne dimostrare il suo valore.

Acqua sotto i ponti

L'ultimo progetto in ordine temporale intrapreso da Yumiko si chiama T-Hearts e nelle intenzioni dovrebbe essere una palestra per aspiranti joshine che al momento non si é distinto in particolare rispetto alla concorrenza, neppure durante il periodo della Assemble dove a rappresentare la neonata promotion si sono prestate alcune freelance, la fondatrice e l'unica allieva reclutata, Riko Kawahata.

Questa coppia si é recentemente riaffacciata sulle scene comparendo in DDT dove la Hotta da un lato ha fatto da tutrice per la sua protetta garantendole delle future apparizioni, dall'altra fungendo da special guest per l'ultima difesa del titolo Extreme detenuto da Shinya Aoki, il quale malgrado la sua attuale faida in corso con i Pheromones del malizioso Danshoku Dieno, era desideroso di affrontare proprio uno dei "grandi nomi" del passato, specialmente qualcuno con il suo stesso background da lottatore di arti marziali miste.

Una premessa totalmente disattesa, visto che l'incontro disputato a Get Alive 2 settimane fa si é trasformato immediatamente in un match senza squalifiche dopo un brutale attacco con le sedie effettuato dalla sfidante subito dopo il suono della campanella, costringendo l'arbitro a chiamare la squalifica dopo aver visto il campione ridotto ad un cumulo di sangue.

Un fatto impensabile per Yumiko, abituata ad una visione del prodotto più legata al retaggio degli anni ottanta rimasto poi ai suoi tempi, quello delle grandi risse dove le squalifiche erano inesistenti e dove le armi utilizzabili spaziavano dalle sedie per arrivare alle spade. Con questo in mente per un bizzarro ribaltamento del luogo comune che vede l'antagonista usare questi attacchi per annullare l'incontro, é stata proprio lei a chiedere il ripristino dell'incontro senza squalifiche e sempre per sfatare l'archetipo Aoki ha supportato la richiesta.

La ripresa delle ostilità é stata altrettanto breve: dopo il disinnesco del primo tentativo di chiusura, Shinya ha intrappolato il braccio nemico, costringendo la rivale a cedere in poco più dei famigerati sessanta secondi; la rissa proseuita dopo la chiusura dei giochi é servita più a mantenere una parvenza di "tostaggine" alla sconfitta, ma in tutto questo il passato di Yumiko é stato tristemente messo da parte ancora una volta, rendendo davvero difficile comprendere la sua comparsata in questo anonimo intergender che non ha reso giustizia a colei che esprimeva il massimo proprio nelle stipulazioni speciali.

Fuoco alle polveri

Correva l'anno 1995, l'anno in cui Manami Toyota e Kyoko Inoue hanno dato vita ad un'epica lotta per la supremazia durata 60 minuti e dove la Kansai riuscirà finalmente a sconfiggere l'odiata rivale Aja Kong dopo 3 anni di tentativi andati a vuoto. a metà strada si trovava la Hotta, un personaggio atipico per la sua attitudine nel non vendere mai i colpi degli avversari (figurarsi a cedere per sottomissione) che la rendeva il classico ostacolo di transizione superabile solo attraverso terribili prove di forza o attraverso stratagemmi poco regolari. Di contro però, questo suo stille alimentava i pettegolezzi della stampa specializzata, finendo per venire additato come la causa della mancanza di fiducia da parte del management nei suoi confronti (nonché di alcune colleghe).

Vero o falso che sia, come già detto l'abbondanza di talento giustificava abbondantemente il suo status all'interno delle gerarchie e ad ogni modo le era stato dato modo di farsi valere nel cosiddetto midcard lottando in coppia e vincendo alcune rivalità secondarie con le performer delle compagnie rivali di pari grado, inoltre le sue abilità derivate dalla pratica del kickboxing si abbinvano bene con le ambizioni dei fratelli Matsunaga di rendere il prodotto più affine alle altre discipline marziali. L'anno successivo si sarebbe cimentata in un apposito torneo dedicato chiamato U Top, lo stesso nome del gruppetto che aveva formato assieme a Kaoru Ito e Tomoko Watanabe, tutte provenienti dallo stesso tipo ambito sportivo. Ma all'inizio del '95 doveva prima difendersi dal prepotente ritorno della vecchia guardia e per giunta nel suo stesso campo.

A quasi 10 anni dal suo ritiro per diventare allenatrice, Jaguar Yokota si era decisa a tornare a lottare: la vecchia regola del ritiro imposto a 26 ormai stava diventando un ricordo del passato, del resto per cercare di mantenere il maggior seguito possibile si guardava anche al passato ed alle glorie che grazie a quella regola non erano ancora vecchie e facilmente spendibili grazie alla gran quantità di materiale umano derivato dalle collaborazioni. Chigusa Nagayo - forte della sua enorme popolarità - e Devil Masami - primo grande nome a passare alla concorrenza - avevano incrinato quello che era un caposaldo della prima gestione e così la capo allenatrice era tornata in pista, accompagnata dall'altra metà delle Crush Gals, Lioness Asuka.

Le 2 si erano messe subito in società aggiungendo al gruppo chiamato Raideen Army la più giovane ma ormai esperta Bison Kimura, infatti il loro obiettivo era quello di perseguitare le più giovani colleghe in quanto ree di non essere state obbligate al ritiro e soprattutto di essersi allontanate dai valori che appartenevano alle loro generazioni. Neanche a dirlo, uno dei loro primi obiettivi era stata Yumiko a causa del suo famigerato modo di porsi, alimentato a maggior ragione dal fatto che la Lioness durante il periodo di inattività si era dedicata anch'essa al kickboxing con l'ambizione di lottare nel circuito delle Mixed Martial Arts e il suo rientro non aveva certo limitato questo suo desiderio, portando alla sua attuazione dentro alle mura della sua AJW.

Yumiko Hotta vs Lioness Asuka (MMA rules match) - 26 Marzo 1995, AJW Wrestling Queendom 1995 Victory (Yokohama)

Come negli altri tentativi messi in atto, anche in quell'occasione le sfidanti erano state costrette ad indossare dei guanti da combattimento (seppure meno vistosi rispetto a quelli imposti per l'apposita categoria e senza l'apposito caschetto protettivo), mentre le regole prevedevano la possibilità di vincere solo per sottomissione o KO tecnico, annullando quindi l'uso degli schienamenti o la possibilità di annullare le prese aggrappandosi alle corde, elementi fondati della piscolgia dei normali incontri, il cui unico accenno é consistito nella presa del microfono ad inizio incontro da parte di Yumiko per provocare la sua rivale rimarcando la differenza di età tra di loro.

Senza la possibilità di chiudere l'incontro posando per i canonici 3 secondi le spalle dell'avversari al tappeto e in assenza di conteggi al di fuori del quadrato, a dominare la contesa erano stati i colpi diretti al volto per alimentare l'azione e le prese a terra per sottolineare la possibilità di poter chiudere il discorso in qualsiasi momento, data la durezza degli scambi e l'obbligo di dover mettere fuori gioco l'avversaria per un tempo più lungo del solito per poter vincere. D'altro canto dopo pochi minuti il naso di Yumiko aveva già iniziato a sanguinare dopo essere rotolata assieme ad Asuka fuori dal ring, senza smettere per un secondo di scambiarsi cortesie dritte in faccia. Ironicamente in un contesto che avrebbe dovuto forzare un maggior "realismo" della messa in scena, la Hotta ha lottato seguendo il manuale della perfetta beniamina, facendo essattamente l'opposto di quanto faceva di solito, ossia mostrandosi molto più vulnerabile ed alla mercè della più esperta nemica e se a Manami Toyota era occorso l'uso ripetuto delle sue migliori trademark per metterla al tappeto, dei semplici pugni e una sharpshooter erano state sufficienti a farle vedere i sorci verdi.

Questo almeno nella prima parte della sfida, dopodiché la vera personalità della Hotta ha cercato di emergere prepotentemente facendo sparire tutta la fatica a suon di violentissimi calci alle tempie, ma ancora una volta la più esperta Lioness ha disinnescato l'offensiva prendendo di mira proprio le gambe, tanto da spingerla in vano a cercare di uscire di forza dal quadrato a causa delle sue chiavi articolari, il tutto senza dimenticare di menare le mani al viso ad ogni occasione buona. La rottura di questo canovaccio avviene nel momento in cui la più esperta delle gals ha tentato di eseguire una powerbomb, una mossa più coreografica fuori contesto e per questo punita da un'altra veemente reazione rivale, fatta di testate incuranti dello stato rovinoso del naso sanguinante di Yumiko, la cui idea invece era quella di andare a segno con il suo Pyramid driver. Una strategia reciproca quindi, ma infruttuosa poiché i rispettivi tentativi sono sempre stati annullati o si sono rivelati vani, visto che una volta connessa la propria finisher, la Hotta si é ritrovata dopo qualche istante ad essere colpita da un montante in grado di tramortire chiunque tranne lei, capace di resistere quel minimo indispensabile per applicare gli ultimi e stanchissimi calci al capo sufficienti ad impedire ad Asuka di rispondere all'ultimo conteggio.

Un'impresa doppia la sua, sconfiggere un'avversaria di grande prestigio e coniare a questa particolare tipologia di incontro una narrazione forte ed efficace, qualcosa che non riuscirà l'anno dopo durante il loro successivo scontro avvenuto darante il già citato U-Top sfornando una versione più veloce e priva della stessa tensione, un fuoco di paglia insomma. Qualcosa di fuori dal tempo massimo per risaltare o per poter essere urlata ai 4 venti, qualcosa che avrebbe replicato con Shinobu Kandori verso la fine del millennio raccogliendo solo il plauso delle riviste specializzate, qualcosa che per molti versi descrive molto bene la parabola della sua carriera.