Calle joshi

Alex Lee / Queen of Strong Style®
Fuori Giappone | By Poppo • 03-11-2021
Image Credits: Alex Lee / Queen of Strong Style®

La storia di Alex Lee, dalla guerra reale alla lotta per realizzare il suo sogno

Gli aficionados di lungo corso delle lottatrici chiamate gaijin - le ragazze straniere che lottano in Giappone - si saranno accorti della mancanza nell'ultimo anno di una veterana del settore che per quasi 8 anni ha calcato i ring delle principali compagnie joshi, ossia Alex Lee, l'autoproclamata regina dello Strong Style.

Questo termine nelle intenzioni dovrebbe esprimere un determinato modo di interpretare la disciplina, ma nel corso degli anni anche grazie alla crescente esportazione del puroresu é stato utilizzato in contesti svariati, finendo per assumere sfumature a volte non pertinenti, altre molto diverse dal senso tradizionalmente attribuito, ma in grado di collegarsi ad esso per via metaforica.

Nel caso di Alex questa parola non si riferisce tanto al suo modo di lottare sul quadrato, bensì a quello con cui ha affrontato la sua vita e le tante situazioni al limite che si sono presentate sul suo cammino: a 36 anni ha girato per 4 continenti, assistendo in prima persona alla guerra balcanica ed alla crisi dei mutui subprime, trovando sempre la forza di rialzarsi per andare avanti facendo leva sulla sua enorme voglia di vivere.

Rat u Bosni i Hercegovini

Era il 2 Maggio del 1992, il giorno in cui iniziò il più lungo assedio bellico nell'era moderna, quello in cui la città di Sarajevo venne circondata dall'unione tra le forze serbe e quella parte di popolazione che si opponeva a quella che allora era la neonata nazione conosciuta ancora oggi come Bosnia ed Erzegovina, una fragile realtà figlia della dissoluzione della vecchia federazione jugoslava che andava riducendosi in un coacervo di etnie e religioni ormai prive di un collante identitario. L'ultimo spietato tentativo di mantenimento del vecchio ordine portato avanti dal presidente Slobodan Milošević prevedeva non solo l'occupazione di questa piccola striscia di terra confinante con la Croazia, ma anche una vera e propria opera di pulizia etnica allo scopo di rimuovere quella parte di popolazione che si rifiutava di riconoscere l'egemonia serba e che si identificava prevalentemente con la componente musulmana.

Allora Alex aveva 7 anni, ma il suo raconto dei fatti trasposto nel documentario The 1 in 70 Million risulta così vivo e sentito da rendere questi fatti più recenti di quanto non lo siano in realtà: nella sua voce incrinata e nelle lacrime trattenute a stento si percepisce ancora la paura vissuta e quell'atmosfera surreale che si respirava in una città a cui erano stati tagliati rifornimenti, acqua e corrente, dove a scuola si tenevano riunioni per capire come effettuare il tragitto dall'edificio alle proprie abitazioni per schivare i cecchini appostati nelle zone occupate ai quali era stato dato ordine di sparare sui civili, anziani o giovani che fossero, persino la piccola porzione di serbi che si rifiutava di collaborare con le forze occupanti.

La segnaletica improvvisata che si trovava nelle strade di Sarajevo: attenzione ai cecchini

Per 3 anni la sua vita domestica si é svolta all'interno di un bunker, poiché la sua casa era stata distrutta dai bombardamenti all'inizio dell'assedio, le sortite al di fuori di esso erano rare e pericolose. L'unica via d'uscita da quell'inferno consisteva nel famigerato tunnel della speranza, un passaggio scavato sotto ad un'abitazione privata nel 1993, ampio 1 metro e 60 centimetri scarsi di altezza che si snodava per 800 metri di lunghezza, ovvero quanto bastava per uscire dalla zona di guerra e raggiungere attraverso la montagna circostante il piccolo villaggio umanitario allestito dall'Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite nel territorio croato, una colonia che Alex assieme alla madre avrebbe raggiunto nel Gennaio del 1995, a poca distanza dalla fine delle ostilità decretata dall'intervento della NATO e delle forze croate.

Un viaggio della speranza compiuto raccogliendo il minimo indispensabile di averi, camminando un passo alla volta in condizioni di scarsa luce ed in pieno inverno, sempre con la paura che i soldati ostili potessero sparare alla famigliola in qualsiasi momento, cosa fortunatamente non accaduta in quel frangente. Purtroppo l'arrivo al villaggio per rifugiati non rappresentava ancora la fine dell'incubo: trovandosi in una sorta di zona franca, la bambina doveva ancora alloggiare in una struttura improvvisata e soprattutto non poteva frequentare alcun tipo di scuola, né stabilire veri e propri legami di amicizia dato il viavai di gente che transitava per il centro.

Alla fine dell'anno la madre ottiene un visto da rifugiata per l'espatrio, per sé e per la figlia: destinazione Australia, un paese all'altro capo del mondo, lontano dalle guerre del vecchio continente, dove finalmente Alex avrebbe potuto iniziare a vivere la propria infanzia.

Dalla parte opposta

La nuova vita a Rhys le porta in dote un brillante percorso universitario concluso con la laurea con lode in Economia e Finanza, seguita quasi immediatamente dall'assunzione presso uno dei principali istituti di credito del paese, venendo assegnata al settore legato alle operazioni immobiliari. Un lavoro sicuro e lautamente retribuito, ma giunto nel momento peggiore, quello dell'esplosione della crisi finanziaria partita dagli Stati Uniti con la chiusura della Lehman Brothers a causa delle numerose insolvenze di pagamento avvenute proprio in quel settore e che presto avrebbe contagiato gli altri paesi mettendo a nudo la dissennatezza di un certo tipo di finanza speculativa.

Pur trovandosi in una situazione lavorativa privilegiata sotto il profilo economico, il dover interagire con le persone più colpite da questa nuova ondata si stava rivelando troppo gravoso dal punto di vista emotivo, al punto da spingerla a cercare nuovi orizzonti e uno di questi era proprio il wrestling, iniziato ad ammirare in televisione grazie alla GAEA, all'epoca già chiusa da qualche anno, ma giunta sugli schermi australiani forte dell'eco popolarità in patria e della passata collaborazione con la WCW. Ad affascinare Alex erano soprattutto le lottatrici truccate in maniera plateale, come quello che si applicava Chigusa Nagayo per interpretare il suo ultimo personaggio chiamato Zero (causato dalla perdità dell'identità imposto dalla sua ex amica Lioness Asuka), oppure come quello ancora più celebre di Bull Nakano e della sua lunghissima cresta. A dare la spinta definitiva alla sue ambizione é stata per la WWE e le sue superstar, approdate a Brisbane nel 2009 per il consueto tour mondiale che rappresentava la prima vera occasione di vedere uno spettacolo di wrestling dal vivo.

Un'emozione così genuina da spingerla a seguire il suggerimento da parte di alcuni wrestler locali e contattare un istruttore di grande fama che si trova ancora oggi in un altro punto lontanissimo del globo, così nel 2010 un altro aereo l'ha portata in Canada, precisamente a Calgary, la casa di Lance Storm, star che ha goduto di una discreta fortuna in ECW e WCW e che a quel punto della carriera si stava riciclando grazie al successo della sua academy. Sarà un'annata dedicata esclusivamente all'allenamento ed alla visione di incontri provenienti dall'ampia libreria di match posseduta dallo stesso, molti dei quali erano i classici del puroresu, un inconsapevole ulteriore passo verso la terra del Sol Levante.

Ma per il momento il focus della Bosnian dragon era rivolto verso il Nord America, dove ad un anno di distanza dall'insediamento, dopo aver concluso ben 3 camping organizzati dalla sua accademia, era finalmente riuscita a debuttare per la Real Canadian Wrestling in un mixed tag team match e successivamente grazie ai contatti del suo maestro era approdata negli States in direzione Florida, patria della locale Florida Championship Wrestling da tempo territorio di sviluppo della WWE, un vero e proprio laboratorio dove sotto agli occhi dell'American Dream Dusty Rhodes venivano provate le gimmick più strampalate e si cercava di "insegnare a lavorare" per il colosso di Stamford a quei performer formati dai territori indipendenti. Nel caso delle donne però si trattava di un lungo provino che solitamente tendeva a premiare poche fortunate "lottatrici" privilegiando modelle e cheerleader che in quello stesso periodo cercavano di apprendere il minimo indispensabile per ben figurare davanti alle telecamere.

Pur stringendo molte amicizie, il suo personaggio provvisorio chiamato Leah West non fa poi molta strada, né progredisce significativamente in termini di abilità tecniche, per quest motivo Alex decide di rescindere il contratto e di partire per il Giappone nonostante i suggerimenti contrari del suo allenatore Norman Smiley, il quale non la riteneva pronta per il grande passo, ma il suo concetto di Strong Style stava già germogliando: per crescere occorre affrontare i migliori, anche a costo di prendere parecchie botte.

Una nuova terra promessa

Ad accoglierla in Asia c'era la REINA di Ankei Tamashiro, una promotion camaleontica come dimostrato dalla sua storia fatta di numerosi cambi societari e dal numeroso transito di lottatrici, ma ben salda nel suo proposito di guardare e cercare di collaborare con l'estero, a partire dal Messico, il vero nucleo vitale del progetto. In quel preciso momento i piani prevedevano la coabitazione con la Kaientai di TAKA Michinoku, proprietario del dojo (chiamato appunto K-Dojo) in cui Alex risiedeva e si allenava allo stesso tempo: se il tempo dediato agli allenamenti continuava ad occupare la maggior parte delle sue giornate, i ritmi e le modalità erano totalmente diversi da quanto affrontato in America dovendo seguire un regime molto più severe legato allo sviluppo cardiovascolare ed all'apprendmento del modo di subire i colpi unito ad una minima infarinatura delle principali teniche di arti marziali.

Alex Lee vs Syuri - 25 Maggio 2014, WNC-REINA (Shin-Kiba 1st RING)

Dopo 2 anni di apprendistato duro e spietato - soprattutto per la barriera linguistica che le impediva ancora di esprimersi in maniera completa con la controparte - per Alex si erano finalmente aperte le porte per le altre realtà: la Tamashiro nella sua visione di federazione mondiale aveva trovato un accordo con Tajiri e la sua Wrestling New Classic (erede del suo precedente progetto chiamato SMASH), pertanto il suo giro di frequentazioni si era allargato includendo colleghe che a loro volta avevano i propri gruppi con quali si spartivano le commesse, ad esempio la futura ace della REINA, la filippina Syuri (uno dei motivi per cui Ankei aveva cercato di collaborare con la Philippine Wrestling Revolution), oppure Makoto, la bimba prodigio di Emi Sakura divenuta ormai autonoma e molto richiesta anche grazie al lavoro svolto con Tajiri.

L'allargamento della sua rete la porta al cospetto di un altro mostro sacro della disciplina cone Meiko Satomura e la sua ormai rinomata palestra, le Sendai Girls', quella che diventerà la sua vera e propria base operativa negli anni a venire. Se é vero che in questi 9 anni di residenza in Giappone ha lottato anche per compagnie grandi come la Stardom o la JWP o più piccole come la Diana o la Wave é nella regione di Miyagi che inizia a maturare anche sotto al profilo della personalità, del modo di interagire con gli spettatori e nei piccoli gesti e dettagli per far risaltare dipiù il suo personaggio. Pur non raggiungendo mai posizioni di prestigio negli spettacoli, né tantomeno portando a casa cinture da mettere in bacheca, Alex ha consolidato nel tempo il suo ruolo di lottatrice da metà card, spesso lottando in coppia o lavorando con altre veterane con il compito di mettere alla prova le più ragazze giovani

Ad accoglierla oltre alle Sendai Girls' ci ha pensato l'attuale compagnia joshi più antica in circolazione, la OZ Academy di Mayumi Ozaki, altra maestra piuttosto scafata del mestiere che l'ha accolta nel suo seguito di ragazzacce, le Seiki-Gun permettendole di elaborare ulteriormente la sua maschera di gaijin impertinente, forte di una maggiore prestanza fisica e del suo atteggiamento sopra le righe. La sua esperienza in OZ le ha consentito di partecipare ad un evento piuttosto importante nella storia joshi, ossia lo spettacolo che ha celebrato il ritiro dalle scene della grandissima Manami Toyota, la quale seguendo un certo pattern della sua carriera ha lottato un gauntlet match composto da ben 50 lottatrici, di cui ha fatto parte proprio la stessa Lee assieme alle sue compari di unit, pronte a massacrare la festeggiata incuranti delle regole.

Gauntlet match: Seiki-Gun vs Manami Toyota - 11 Marzo 2017, Manami Toyota Produce Manami Toyota 30th Anniversary (Osanbashi Hall, Yokohama)

Conclusi ad inizio dello scorso anni gli impegni con le promotion giapponesi, Alex é rimasta comunque nel suo nuovo paese di adozione, approfittando del tempo libero per iniziare a raccontare i luoghi visitati attraverso una serie di dirette su Youtube e Twich, iniziando parallelamente a parlare del suo passato raccontando i dettagli della sua carriera da wrestler e quelli meno fortunati legati alla sua infanzia, un modo come un altro per cercare di rincuorare chi ha vissuto o sta vivendo i suoi stessi drammi.

Il tutto in attesa di una chiamata da parte di una delle compagnie americane, data la rinnovata sfida per l'egemonia statunitense. Certo sul ring fino ad oggi ha vissuto una carriera fatta di molti viaggi e di pochi riconoscimenti di prestigio, ma anche questo alimenta in un certo senso il suo essere regina del suo personalissimo Strong Style, che non sarà forse quello dei padri nobili della disciplina, ma che rimane pur sempre qualcosa legato ad una storia personale così forte e profonda da non poter certo venire scalfita da qualche insuccesso o da una semplice disquisizione teologica.