Calle joshi

WWE
Fuori Giappone | By Poppo • 28-04-2021
Image Credits: WWE

Da pochi giorni in Giappone sono scattate le nuove misure anti assembramento: l'aumento dei casi registrati ed il momentaneo rallentamento della somministrazione dei vaccini per la Covid-19 ha spinto le autorità ad intervenire nuovamente nel tentativo di contenere i contagi. Giocoforza, anche il settore degli spettacoli dal vivo si é visto costretto a cancellare parte della propria programmazione, compagnie di wrestling incluse, le quali, seppure in maniera meno vistosa in confronto allo scorso anno, hanno comunque dovuto rinunciare ai propri eventi presso le arene più frequentate (Korakuen Hall su tutte) e di conseguenza ad una fetta importante di ricavi.

Chi ci aveva rimesso nel corso della precedente quarantena era stata Sareee, l'enfant prodige della Diana infatti era in procinto di trasferirsi negli Stati Uniti per iniziare a lavorare per la WWE, salvo trovarsi letteralmente all'ultimo momento bloccata in patria a tempo indeterminato, con l'impossibilità di tenersi in attività nel frattempo sempre a causa delle chiusure. Una situazione di stallo totale protratta oltre il dovuto, tanto da spingere la multinazionale guidata da Vince McMahon a concedere verso fine 2020 alla ragazza di potersi esibire temporaneamente per altre promotion in modo da potersi rimettere in forma e garantirsi un minimo di sostentamento fino allo sblocco dei voli internazionali.

Una settimana prima degli ultimi sviluppi, Sareee ha esordito ufficialmente per il terzo show della compagnia, NXT, superando il primo di una serie di ostacoli che dovrà superare per garantirsi un'esperienza degna di tanta attesa.

Nuove generazioni?

Il brand per il quale la venticinquenne di Itabashi ha firmato, oggi é molto diverso da quello in cui era esplosa la sua conterranea Kana: pur avendo acquisito uno spazio televisivo con il conseguente aumento del minutaggio del programma, qualcosa si é rotto nella percezione da parte del pubblico e della critica nei confronti del prodotto ed é inevitabile porre l'attenzione sulla nascita e crescita della concorrenza targata AEW; gli appassionati nordamericani avevano trovato in NXT un'alternativa all'offerta proposta dai due main roster dopo il decadimento della TNA, non a caso molti dei nomi di quest'ultima come Samoa Joe, Eric Young e Bobby Roode ad esempio sono stati fagocitati dal colosso di Stamford nel momento di massima attenzione mediatica della sua nuova creatura.

A loro si sono aggiunti gradualmente sempre più talenti provenienti dal resto del panorama indipendente nazionale ed internazionale, inclusi i figli della terra degli imperatori, il tutto grazie ad una rete di scouting sempre più ramificata nei vari territori che ha portato ad una periodica rete di assunzioni di cui si é perso il conto, tanto che il modello di "classi" proposto inizialmente ormai ha perduto il suo senso di esistere. A peggiorare le cose però é stato il destino riservato a coloro che ad un certo punto si sono visti "promuovere" a Smackdown o a Raw: salvo eccezioni molti ex campioni si sono visti gradualmente privati di spazio e considerazione nel nuovo ambiente, finendo per venire tagliati senza tanti complimenti alla prima delle tante ondate periodiche di licenziamenti. Una contraddizione, visto che lo scopo iniziale dello show era quello di sostituire la vecchia FCW nel ruolo di settore di sviluppo, un'etichetta mai del tutto rimossa che ha finito inevitabilmente per far perdere l'empatia con i fans proprio per via della scarsa rilevanza nell'evoluzione successiva dei personaggi.

L'arrivo della All Elite di Kenny Omega e Cody Rhodes ha contribuito invece a far perdere il ruolo centrale di vetrina per i nuovi talenti, non a caso ci sono diverse somiglianze nella strategia di proporre tanti nomi del circuito indipendente all'interno dei suoi prodotti secondari (Dark ed il nuovo Elevation) o di eventi dedicati come il recente torneo femminile, basato sul modello WCW, ma molto più vicino nelle intenzioni ai Mae Young Classic all'interno dei quali aveva debuttato la penultima campionessa femminile di NXT, Io Shirai.

Il risultato é sotto gli occhi di tutti: pur mantenendo il suo zoccolo duro di spettatori - tra i 600.000 ed i 700.000 circa, aumentato solo leggermente dopo lo spostamento al martedì sera - il brand ha smesso di crescere in visibilità e riesce a far parlare di sé solo attraverso i nuovi debutti, i quali però non riescono a mantenere l'interesse attorno a loro, colpa anche di una scrittura delle storie da sempre semplice e lineare, ma che privata dell'effetto novità ed esposta al prolungamento della durata degli episodi, non é stata in grado di competere con prodotti più curati sotto l'aspetto dell'entertainment più spinto.

Sensazione internazionale

Per il suo debutto in quella definita dai suoi commentantori come "la migliore al mondo", Sarray é stata annunciata da una serie di vignette in cui é stata descritta come un talento di caratura internazionale, ponendo molta enfasi sulla sua giovane età rapportata ai suoi successi sul campo, in particolar modo le vittorie contro leggende del calibro di Meiko Satomura ed Aja Kong. Una formula standard usata per molte altre che l'hanno preceduta, tuttavia la citazione della Satomura risulta ironica se considerata la recente assunzione di quest'ultima per la versione inglese di NXT e la presentazione avvenuta secondo le medesime modalità, ancora più ironica se si pensa che nonostante il suo curriculum ed il clamore che avevano destato le sue performance nel corso della seconda edizione del Mae Young, Meiko ha assunto da subito il ruolo di sparring partner d'eccezione per le nuove leve britanniche.

L'alternativa proposta dalla WWE (ma in generale anche dalle altre compagnie oltreoceano) a questo tipo di presentazione é stata quella che ha garantito maggiori risultati alle beneficiarie, ossia quella stereotipata di sfruttare gli stereotipi che vedono le giapponesi urlare frasi in lingua madre e di affibiargli dettagli ancor più stereotipati a partire dal vestiario fino all'uso del celeberrimo green mist. Banalità facili da riconoscere che hanno permesso in sequenza a Kairi Hojo e alla Shirai minore di connettere con un pubblico diametralmente opposto a quello di casa, motivo in più per il quale hanno dovuto modificare anche il proprio stile di lotta: la Io che riempie i suoi match di moonsault ed acrobazie assortite per ottenere i cori dei presenti, non é la stessa che si vedeva sui ring della Stardom, così come Kana non propone la sua visione di incontro iper-realista; eppure entrambe hanno avuto successo, si potrebbe quasi dire malignamente che gli spettatori vogliono le joshine ma non vogliono vedere un incontro joshi, piuttosto una sua riproduzione (nemmeno tanto fedele all'originale).

Due problemi non da poco per una lottatrice come Sarray, sommati a quello più comune della barriera linguistica ed alla minore esperienza all'estero rispetto delle suddette ed aggravato da un moveset privo di mosse spettacolari o fortemente riconoscibili. Il suo vero punto di forza é sempre stata l'intensità dei suoi colpi, la furia delle sue gomitate e dei suoi calci, abbinato ad un uso ad hoc dell'ambiente esterno al ring per creare situazioni originali, da battaglia senza quartiere. Molti di questi aspetti sono emersi fin da subito in questo suo esordio, ma al tempo stesso sono venute a galla anche alcuni dei suoi pregi, qualità che potrebbero esserle d'aiuto in questo primo periodo di adattamento.

L'avversaria designata - con tanto di mini sequenza introduttiva all'interno dell'episodio - in tal senso é stata un azzardo: Zoey Stark, talento del circuito texano, é una giovane che si sta ritagliando i suoi spazi facendo gavetta con le migliori atlete del roster, una cosiddetta worker quindi, ma non ancora in grado di far ben figurare la propria rivale, semmai una che ha bisogno di essa per risaltare. Se di solito l'incontro di debutto rappresenta una vetrina con il meglio del repertorio, in questo caso invece il focus é stato più bilanciato in modo da far risaltare i progressi dell'allieva di Tom Howard (protagonista peraltro di un breve stint in Giappone nel primo decennio del 2000).

What's next?

Dopo il suo ingresso - con tanto di gioco di luci e titatron personalizzato per l'occasione - Sarray ha concesso ampia offensiva a Zoey, spesso giocando sull'apparente parità nelle abilità, a partire dalla prima fase di chain wrestling a terra per poi passare allo striking ed infine nelle manovre dal paletto, ogniqualvolta la giapponese ha spostato la proposta, l'americana ha seguito a ruota libera, finendo - malgrado i tentativi al commento di enfatizzare l'offensiva di Sarray - per risaltare di più anche grazie all'aspettativa di partenza che la vedeva come vittima sacrificale designata per l'occasione. C'é stato comunque spazio per qualche fiammata in grado di dare un tocco di personalità alla neoassunta, merito della sua tipica determinazione negli scambi e nell'aver osato alcuni dei suoi tipici dropkick sulle corde, facendo almeno intuire la sua migliore qualità a cui si somma il merito di aver costantemente chiamato il pubblico (ritornato almeno in parte sulle gradinate dopo tanto tempo), cercando di coinvolgerlo per la scarsa decina di minuti concessi.

L'aver guidato in maniera positiva qualcuno con meno esperienza al primo incontro é stata sicuramente la nota più lieta della serata e se é vero che non é certo il modo migliore per fare carriera a Stamford ad alti livelli, può essere comunque un modo per garantirle la fiducia degli addeti del performance center per poter imbastire qualche storia più articolata o quantomeno dare continità alle sue esibizioni in termini di minutaggio.

Magari partendo da quella Toni Storm, un'altra accolta come nuova stella del wrestling femminile per via dei suoi trascorsi all'estero, ma che negli states é stata man mano ridimensionata finendo per diventare una delle tante figurine di una collezione sempre più vasta, ma a cui manca sempre di più un raccoglitore in grado di esporle nel modo più consono.

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