Calle joshi

411 Mania
Fuori Giappone | By Poppo • 10-06-2020
Image Credits: 411 Mania

Da poco la promotion amerciana Chikara ha raggiunto i 18 anni di attività; volendo fare un gioco di associazione di parole, possono venire fuori le parole più disparate: formiche, fumetti, maschere, lucha libre, joshi, granate invisibili, incantatori di serpenti, paesi europei dell'Est e chi più ne ha più ne metta.

Se al posto delle parole si sostituiscono i nomi dei lottatori invece saltano fuori figure meno generiche e più emblematiche: il fondatore Mike Quackenbush, le maschere di di Hallowicked e Jigsaw, il tag degli Ophidian, Archibald Peck e i suoi viaggi nel tempo e figure più globali quali Icarus ed Eddie Kingston. A livello femminile invece per anni è stato il territorio di Sara Del Rey e dei suoi scontri contro le colleghe giapponesi (su tutte Ayako Hamada e Kana), fino alla fine 2015, l'anno in cui per la prima volta il titolo principale (il Chikara Grand Championship) è stato vinto dalla "principessa" Kimber Lee.

Alla conquista dell'America

L'annata successiva sarà quella della definitiva esplosione delle donne nella scena americana, dalla WWE e la sua versione delle Horsewomen a Lucha Underground dove allo stesso modo della Chikara viene affidato un regno - breve - ad una donna, la luchadora Sexy Star, persino la ROH cerca di cavalcare l'onda creando uno spazio ad hoc per le lottatrici, le Women of Honor (anche se per l'omonimo titolo occorrerà attendere altri due anni); anche nelle federazioni minori è un fiorire di nuove proposte, segmo che c'è un effettivo interesse da parte del pubblico nel vedere le ragazze lottare in qualcosa che fosse diverso dai match tra divas da sfruttare durante gli spettacoli per la canonica pausa per andare in bagno.

La Chikara ha avuto quindi il merito di muoversi molto prima della concorrenza, ma non solo: è stata la compagnia che per prima ha cercato di parificare le donne ai propri colleghi in tutto e per tutto, con la stessa naturalezza con la quale Drew Gulak comunicò quel giorno alla sua allieva che avrebbe vinto il Grand Championship. Una naturalezza frutto del forte legame con l'ambiente della lucha libre moderna e quindi più propensa a proporre l'intergender, ma soprattutto figlia di una mentalità anticonvenzionale, simile ad altre unicità com la DDT o come fu la HUSTLE (e la sua erede, la SMASH di Tajiri). L'apice di questo interessante periodo è coinciso con uno dei suoi eventi più seguiti, il suo torneo annuale riservato ai team da tre persone, il King of Trios.

Make American Women Great

Delle 16 squadre partecipanti a questo torneo ad eliminazione se ne contano ben 4, metà di provenienza americana e metà arrivate dal Giappone. A queste si aggiungono altri due trios misti: l'unione tra Heidi Lovelace (l'attuale Ruby Riot) ed il tag N_R_G (formato da Race Jaxon e Hype Rockwell) e soprattutto l'alleanza chiamata The Warriors Three formata della campionessa Kimber Lee, l'ex n°1 contender al suo titolo Oleg the usurper e dal mascherato ThunderFrog; la principessa, il guerriero e la rana, un quadretto niente male.

A rappresentate l'America si presentano due anime opposte: le paladine del mondo Indy identificato dalla Shimmer e rappresentato da Candice LeRae, Crazy Mary Dobson (vista in WWE nella sua anonima versione, Sarah Logan) e Solo Darling; a fare da contraltare ci sono le Divas per eccellenza dell'ultima decade major, Psycho Mickie James, Victoria ("costretta" a lottare causa copyright con il suo nome di battesimo Lisa Marie) e l'eterna Jazz. Una provocazione in piena regola, non solo rivolta all'universo di Vince McMahon, ma anche al resto del mondo, in particolare la TNA, più volte oggetto di battute da parte dei commentatori, tra i qual spicca lo storico ex ECW Joey Styles.

I due team avranno modo di incrociare le armi già al primo turno, dove a sorpresa prevalgono le "vecchie" glorie che per l'occasione ricoprono il ruolo delle cattive snob che si "abbassano" a lottare nei circuiti minori.

A vendicare l'onore del panorama indipendente toccherà alla campionessa Kimber Lee nel secondo turno, ma il pubblico riserverà comunque un caloroso commiato.

Japan First

Lo stendardo del mondo joshi viene affidato invece a due team totalmente speculari: due compagnie saldamente ancorate alla tradizione, capitanate da due monumenti viventi assecondati dalle proprie allieve, le Sendai Girls' da una parte e la JWP dall'altra, Meiko Satomura contro Command Bolshoi. Queste ultime in realtà avevano già avuto modo di approcciarsi alla realtà Chikara, in occasione dell'evento Joshimania: quella volta dovevano partecipare Hanako Nakamori e Command Bolshoi, un infortunio però impedì alla presidentessa di volare oltre oceano, lasciando l'onore alla più giovane Hanako; proprio lei è il secondo membro del trio, nonchè l'ultima giovane speranza della promotion visto l'imminente addio della sua storica ace Arisa Nakajima. A completare la formazione una rientrante, Manami Katsu, assente dalle scene da più di un anno e quasi ritirata salvo accettare la chiamata alle armi da parte della compagnia che l'ha cresciuta.

Per il Senjo invece ad accompagnare la boss ci sono la giovane Cassandra Miyagi, già allora munita di cresta e headbang e una delle rookie della prima ora, Dash Chisako che nel frattempo è diventata il nome titolare ufficiale della formazione da export dopo il ritiro della sua sorella di ring Sendai Sachiko avvenuto l'anno prima ed assieme alla quale aveva anche militato  proprio in JWP, vincendo anche il Daily Sports Tag Team title.

Saranno queste due squadre a contendersi la finale nel main event della serata finale del torneo.

I conti non tornano

Alla finale di questo torneo trios però arrivano a fronteggiarsi due formazioni composte ciascuna da due ragazze e mezzo.

Entrambe infatti hanno riportato in qualche modo danni nel corso dell'ultima giornata del torneo: Dash si è infortuna al ginocchio nel corso delle semifinali vinte contro i Warriors Three, mentre nell'altra semifinale la povera Manami è stata vittima di un brutale attacco da parte dei veterani Hallowicked, Icarus e Jigsaw; i tre ad un certo punto mettono fuori gioco le sue compagne ed iniziano e a su di lei connettere ripetutamente le rispettive finisher, disinteressandosi completamente del risultato dell'incontro che infatti sarà deciso a tavolino a causa della loro squalifica. Un atto di protesta da parte degli HeXed Men, soprattutto Hallowicked, ancora scottato dall'aver perso il Grand Championship da Kimber Lee, una donna quindi.

 

L'approccio alla finale fin dagli ingressi è agli antipodi: le ragazze di Meiko entrano come se nulla fosse, abituate a rialzarsi dopo qualsiasi colpo per restituirlo con gli interessi, come insegnato dalla mentore Chigusa Nagayo; le eredi della più vecchia istituzione rimasta in circolazione invece evidenziano di più il danno subito, infatti Bolshoi rinuncia alla classica esibizione con i nunchaku per scortare lentamente a braccio la Katsu. La sua squadra ha giocato il ruolo di underdog durante tutto il torneo essendo quella meno dotata fisicamente e quindi affidandosi alla grande agilità della sua presidentessa ed al gioco di squadra. Per la finale però mettono in gioco anche la pretattica.

Appena suona la campanella, Manami si accomoda in disparte a bordo ring , mentre Bolshoi e Hanako attaccano subito le rivali con l'obiettivo di isolare Dash e ristabilire l'effettiva parità numerica. La Chisako incassa, ma è abile a togliersi dai guai velocemente concedendo il cambio alla Satomura. Viene subito il momento tanto atteso, il confronto tra le due leader, l'ex Bolshoi Kid, la junior volante contro l'heavyweight Meiko. A prevalere per la maggior parte del tempo è la seconda, forte della sua tecnica e della maggior forza mucolare riesce a tenere a terra la rivale, abbattendone le velleità attraverso i suoi proverbiali calci alla schiena. Per uscire dall'impasse allora il team JWP sfodera l'arma a sorpresa: Manami Katsu si è ripresa del tutto ed è pronta per esplodere, arrivando a colpire la leggenda con una bellissima casadora.

Nel frattempo Dash non si è ripresa dai colpi, ma decide di lottare lo stesso: sta fondando la sua reputazione proprio sulla sua tenacia, una risk taker, come la definirebbero gli americani; e in questa occasione non viene meno alla sua fama, nonostante il ginocchio mette a segno in sequenza un missile dropkick ed una spettacolare Ace crusher sempre dal paletto. Dopo questo botto il pubblico si divide nel tifo per le due squadre, ma un coro unisce tutti i presenti mettendo tutti d'accordo: Queen of trios.

Al suo ritorno sul ring Meiko decide di voler mostrare il suo lato più feroce facendo valere tutto il suo carisma: blocca Manami Katsu in una sleeper hold, apprentemente per rallentare il ritmo, ma in realtà si è accorta dell'imminente intervento delle compagne per salvare la compagna; quando Hanko prima e la Bolshoi dopo cercano di liberare la Katsu a suon di calci, la Satomura è impassibile, non si muove di un millimetro dando un forte segnale alle sue ragazze in difficoltà.

É il momento in cui le JWP devono dare fondo a tutto il loro gioco di squadra per rimanere in gioco, contrapponendolo alle avversarie che invece si stanno affidando in tutto e per tutto alla forza del singolo. Saltano i tag quindi, tutte sul ring a colpire in stereo. Come spesso avviene, si crea la situazione di uno contro uno finale: Bolshoi mette fuori causa la più grande del trio, la Miyagi, mentre Hanako si occupa di Dash Chisako; rimangono la Satomura e la stremata Manami Katsu, che però mostra tutto il suo fighting spirit rialzandosi dalle ulteriori punizioni inflitte dalla capitana avversaria. Purtroppo per lei non basterà, perchè Dash e Cassandra riusciranno a rientrare in gioco quel tanto che basta per consentire a Meiko di andare a segno con la sua Death Valley Drop e chiudere la contesa.

L'ultima scena ci regala la stretta di mano tra la stessa Meiko e la Command: due figure del passato, eppure ancora estremamente contemporanee nel loro essere un riferimento per le nuove generazioni che da loro hanno ricevuto l'ennesima immagine iconica con la quale dovranno confrontarsi in futuro. E magari superare, facendo la rivoluzione, ma per davvero.

L'evento è acquistabile dal sito Chikara:

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