Calle joshi

Biografie | By Poppo • 16-03-2021

Guardando i momenti principali della carriera di Shinobu Kandori verrebbe la tentazione di tracciarne un ritratto fedele al personaggio da lei rappresentato dentro e fuori dal ring, quello della strafottente professionista della lotta libera con il viso sempre insanguinato, la mano sempre pronta ad elargire schiaffi e la bocca piena di parole di scherno per le avversarie. Un'immagine che spesso ha travalicato i confini tra realtà e finzione, tanto da rendere difficile capire dove finiscono i suoi pregi decantati dai suoi ammiratori ed i difetti imputatigli dai detrattori, molti dei quali peraltro sono addetti ai lavori che hanno avuto a che fare con lei nel corso degli anni.

Sarebbe facile soffermarsi sulla sua rivalità con Akira Hokuto o sul famigerato quarrel match con Jackie Sato, ma quella di Shinobu non é una storia in bianco e nero e come nel caso di altri grandi lottatori é formata da tante tappe intermedie in grado sia di spiegare questi picchi raggiunti in un senso e nell'altro, ma anche di sollevare ulteriori dubbi a riguardo su quale sia il suo vero volto.

Uke

Negishi heights é una zona collinare della città di Yokohama dove sono situati il parco ed il complesso civile che un tempo era stato adibito ad ippodromo per trasformarsi dopo la resa del Giappone al termine della seconda guerra mondiale in una base di supporto della marina statunitense, salvo venire abbandonata nel 1951 lasciando gli edifici vuoti ed inutilizzati. La piccola Shinobu Kandori é nata il 30 Ottobre del 1964 in quel quartiere di piccole case sopraelevate che venne sconvolto da una frana avvenuta 5 anni dopo che danneggiò molte di quelle abitazioni, compresa la sua: un vero e proprio trauma per la bambina - che si stava coricando al momento dell'incidente - che la segnerà per diversi anni rendendola timida ed insicura a causa della paura di ritrovarsi nuovamente in balia degli eventi come quel giorno; ci vorranno diversi anni per superarlo e un forte contributo in tal senso le é stato fornito dalla pratica del judo.

Shinobu ha iniziato ad allenarsi alla tenera età di 15 anni, iniziando nel giro di pochissimo tempo a competere all'interno dei tornei organizzati dal ramo scolastico della All Japan Judo (la federazione sportiva nazionale), riuscendo ad imporsi fin da subito, tanto da venire convocata dalle rappresentative di età per una serie di manifestazioni internazionali organizzate in patria (come il Fukuoka tournament) e all'estero ad Hong Kong e in Canada dove ottiene a 19 anni il suo secondo risultato più importante in carriera, la vittoria della Canada Cup Queebec, giusto un paio di mesi prima di raggiungere il suo personale apice, il bronzo ai campionati mondiali di Vienna del 1984 nella categoria 66 kg. L'anno successivo si rivelerà essere il suo ultimo nei panni della judoka: nonostante avesse potenzialmente anni di carriera davanti e la concreta possibilità di partecipare alle olimpiadi di Seoul, non riteneva quella la sua strada da percorrere nella vita, specie in un ambiente finito sotto ai riflettori per una polemica riguardante i severi metodi disciplinari praticati dal dojo più famoso, il Kodokan di Tokyo, accusato di praticare durissime punizioni corporali sui propri allievi; la federazione ed il suo movimento universitario presero le distanze non appena la notizia divenne di pubblico dominio, arrivando quasi a scatenare una scissione interna a livello nazionale. Puristi della disciplina contro innovatori: un ritornello che si riproporrà più avanti nel cammino della Kandori, nel frattempo, mentre valutava se dedicarsi all'insegnamento della ginnastica o diventare una wrestler, l'entourage della nazionale la tacciava di essere una persona individualista ed incapace di fare squadra. Anche queste accuse torneranno a farsi sentire.

A convincerla a scegliere la via del joshi é stata la JWP di Jackie Sato, la prima vera compagnia alternativa alla AJW delle grandi stelle di cui aveva fatto parte la stessa  fondatrice e che in quel momento cercava una sua personale rivincita nei confronti di chi l'aveva messa alla porta senza tanti complimenti, ma che si trovava a fare i conti con un gruppo estremamente giovane e totalmente da costruire, motivo per il quale chiunque si fosse in un qualsasi modo affermata al di fuori di essa, era la benvenuta. La Shinobu che si apprestava ad allenarsi agli ordini di Kotetsu Yamamoto era una ragazza decisamente mutata rispetto all'infanzia: un'atleta sicura di sé e dei propri mezzi, estremamente competitiva nel volersi migliorare nella nuova disciplina e soprattutto molto più propensa ad aprire bocca; tutti aspetti condensati nelle sue prime parole da lottatrice di wrestling

Posso battere Dump Matsumoto in appena 10 secondi

Shinobu Kandori

Una frase da intrattenitrice consumata del business alla perenne ricerca di controversie per suscitare interesse, ma che allo stesso tempo tradiscono anche la visione prettamente sportiva di chi non aveva ancora idea di come ne funzionano concretamente i meccanismi reputando le principali protagoniste del movimento al pari di un saltimbanco le cui azioni sono totalmente scollegate dalla realtà: i colpi non sono veri, non hanno ricadute sul corpo di chi si butta a terra o incassa una body slam, insomma non occorre applicare quelle che nele arti marziali giapponesi é definita Uke, l'arte di ricevere una mossa avversaria, si tratta solo di applicare il suo opposto, il Tori. A contrapporsi a questa visione non poteva che essere la Sato, una rappresentante della vecchia guardia che aveva iniziato a lottare da giovanissima incarnando il prototipo della beniamina del pubblico e che dunque si nutriva dell'offensiva rivale per risplendere al culmine delle difficoltà. Dal debutto della più giovane novizia nel 1986, le due si affronteranno per un anno intero, l'ultimo e più sfortunato della carriera dell'ex Beauty Pair.

In occasione di uno di questi scontri, Jackie infortuna accidentalmente all'occhio sinistro Shinobu, ma questo imprevisto non impedisce alla veterana a colpire con la sua solita intensità l'allieva, tanto da provocarne un forte risentimento una volta terminata la contesa: le due vengono separate a fatica e per quanto potesse sembrare una trovata di scena, l'astio era reale. Nel suo periodo da judoka infatti le era stato insegnato a prendere molto seriamente danni potenzialmente nocivi alla propria condizione fisica e a fermarsi ogniqualvota ci potessero essere rischi in tal senso; niente di più diverso in un mondo dove spesso e volentieri l'esatto contrario si insegnava ed era una delle prerogative per arrivare all'eccellenza.

La risposta della giovane non tarderà ad arrivare, ma non diventerà una di quelle storie epiche, anzi non si tratterà affatto di una storia, ma di una resa dei conti nel vero senso della parola.

Shinobu Kandori vs Jackie Sato - 18 Luglio 1987, JWP (Gymnasium di Kanagawa)

L'atmosfera di tensione percepita tra una presa di sottomissione ed uno scambio di colpire rimane tuttora percepibile, scatenandosi dopo pochi minuti attraverso quella serie di montanti diretti al volto di Jackie, terribilmente nelle vicinanze degli occhi, la stessa parte offesa in precedenza. Shinobu stuzzica l'avversaria, al punto da permettersi di mettersi a terra invitandola ad intrappolarla in una presa, solo per il gusto di liberarsi e colpirla nuovamente in faccia con maggiore violenza. Con il passare del tempo qualsiasi precauzione viene meno, ogni colpo o caduta é violento e privo di scenicità, arrivano persino dei calci alla testa sferrati da terra e senza guardare: la Sato aveva perso completamente la pazienza, rimanendo comunque in svantaggio dovendo improvvisare contro un'esperta di arti marziali in grado di bloccarla definitvamente costringendo l'arbitro a chiamare in fretta e furia la sottomissione. Un incontro di appena 10 minuti può sembrare un'ovvietà oggi, ma in quegli anni in JWP era una rarità riservata perlopiù alle debuttanti che pagavano tributo alle alte gerarchie, non certo il contrario.

Pur non essendoci la brutalità visiva del ghastly match, il senso di estraneità con la disciplina di questo incontro é altrettanto forte e le conseguenze non meno drammatiche: Jackie Sato riporterà una serie di traumi che la costringeranno ad abbandonare l'attività e ritirarsi a vita privata, talmente privata che la sua morte precoce ad appena 42 anni avvenuta nel 1999 sarà resa pubblica solo diversi anni dopo. La JWP aveva la sua nuova tenmo, ma l'aveva ottenuta ad un prezzo carissimo.

Tori

Abbattuto il totem rimanevano oltre a lei altri 2 figure di riferimento all'interno della compagnia: Nancy Kumi, colei che aveva abbandonato la AJW per seguire Jackie nella sua nuova avventura e la sua allieva Harley Saito il primo vero talento valorizzato dal nuovo progetto, ancora di più dopo l'abbandono della donna immagine che aveva ristretto la zona main event a questi 3 nomi, anche se di fatto il ruolo di Nancy era prettamente simbolico, a metà tra quello di chioccia e quello di nome di richiamo per il pubblico, essendo la più esperta del roster. Una situazione non facile quella in cui si era ritrovata: imporre il tradizionale rispetto delle gerarchie ad un gruppo formato in maggioranza da giovani provenienti da diversi ambiti e peggio ancora diviso proprio da questo argomento. L'episodio del quarrel aveva infatti tracciato una linea netta tra le ragazze fedeli ai precetti appresi nel dojo come la futura Dynamite Kansai e Mayumi Ozaki (approdata in Japan Pro dopo essere stata scartata dallo Zenjo) e quelle che invece avevano trovato nella medagliata e nel suo carisma naturale abbinato al suo personaggio pubblico estremamente sopra le righe un riferimento per opporsi al vecchio ordinamento ed ai suoi precetti. A dare man forte a Shinobu arriveranno infatti Rumi Kazama - ex modella gravure con background da kickboxer- ed Eagle Sawai, la possente rookie dotata di un fisico particolarmente sviluppato rispetto alla media.

Questo nutrito sottobosco di future star però non era sufficiente ad imporsi in un mercato monopolizzato dagli idoli che la AJW sfornava con disarmante continuità, tant'é che in quel momento le Crush Gals, il gotha della popolarità in ambito joshi, stavano già iniziando a farsi succedere da nuovi grandi interpreti del calibro di Aja Kong e Bull Nakano, sicché la perdita della progenitrice spirituale delle Gals si era rivelato un boomerang in termini di vendita dei biglietti. Occorreva quindi un nome di grosso calibro per riportare lo status quo nello spogliatoio ed attirare gli spettatori e la donna della provvidenza si rivelò essere Devil Masami. La leader delle Devil Gundam al suo ritorno da un viaggio in Canada aveva deciso di rinunciare al ritiro imposto dalla All Japan Women's per proseguire la propria carriera e la dirigenza non ci pensò due volte a darle le chiavi della baracca: contratto da lottatrice abbinato a quello di capo allenatrice in sotituzione di Yamamoto, il quale sarebbe rimasto a svolgere ruoli ausiliari, incluso quello di arbitro del primo, reclamatissimo incontro del nuovo ace, la cui avversaria non poteva che essere ancora una volta la giovane ribelle di casa.

Shinobu Kandori vs Devil Masami - 14 Luglio 1988, JWP

Stavolta la Kandori aveva trovato pane per i propri denti, Masami infatti non solo poteva contare sul vantaggio fisico in quanto ad altezza e peso, ma aveva trovato il suo vero punto di forza nel suo modo ragionato di stare sul ring, di agire sempre con uno scopo preciso mantenendo il controllo delle operazioni dall'alto della sua esperienza e di una personalità forte come quella di Shinobu, ma diametralmente opposta nel suo modo di esprimersi limitato ai suoi gesti ed alle sue espressioni facciali.

I tentativi di imporre il proprio tori vengono subito neutralizzati dalla diavolessa e rivoltati contro in maniera molto efficace puntando alla sua schiena e costringendo la giovane sfidante in primo luogo ad usare mosse dal paletto che di solito non le appartenevano, ed in secondo a lottare per una volta nelle vesti di protagonista in positivo della gara, per quanto il pubblico non empatizzasse troppo nei confronti di questo suo svantaggio, essendo troppo preso a tifare per la nuova beniamina. Malgrado  ciò Shinobu resta in gara cercando spesso rovesciamenti improvvisi per cercare di attaccare il braccio sinistro della Masami, riuscendo dopo molti tentativi a fiaccarne la resistenza riuscendo a rispondere con il suo piledriver alle altre mosse d'impatto subite, una situazione di parità sancita da un crescente e reciproco tentativo di mosse dal paletto inzialmente schivato da ambo le parti e poi applicato attraverso un superplex da parte di Masami ed un pescado fuori ring della Kandori. Una guerra di nervi inaspettatamente spettacolare che pare chiudersi in maniera altrettanto inattesa quando un tentativo di sottomissione improvvisato della shooter tiene entrambe con le spalle al tappeto per più di 3 secondi: l'arbitro non riesce a decidersi chiudere con un pareggio la contesa, mentre la gente sugli spalti inneggia alla prosecuzione incitata dalla stessa Devil; un dramma degno di questa occasione, ma non era la prima volta che un simile stratagemma veniva usato in un incontro della Kandori che spesso ricorreva a questi falsi finali nei suoi incontri e così come in precededenza, le ostilità era ripartite, ma stavolta dalla specilità della controparte, ossia la rissa fuori dal ring dove puntualmente le cose uscivano da ogni controllo; non abbastanza per scalfire lo stato di parità, un vistoso taglio alla fronte per ciascuna e via di ritorno sul ring, ormai ai minimi termini: rimarranno le forze per un ultimo tentativo di pin da parte di Shinobu interrotto all'ultimissimo istante prima del suono della campana al quale Masami non presta ascolto cercando comunque di schienare a sua volta la giovane venendo contenuta a fatica da Yoshimoto.

Nessuna delle era stata scalfita da questa sfida ed il pubblicco aveva abbondantemente apprezzato rimpinguendo le finanze precarie della società. Tutto a posto dunque? Non proprio, come le olimpiadi non erano bastate in gioventù, la prospettiva di una faida con la vecchia gloria non era sufficiente a soddisfare le ambizioni di Shinobu: lei aspirava ad affrontare le migliori in circolazioni e le migliori in quel momento si trovavano in AJW; per questo motivo inizia ad esternare pubblicamente la propria volontà attraverso interviste e comparsate a sorpresa, come quando si era presentata alla lottatrice giapponese più famosa, Chigusa Nagayo per porgerle un mazzo di fiori ed una lettera di sfida

La sua libera iniziativa finirà in un nulla di fatto, visto che i Matsunaga non erano interessati ad ingaggiarla e dall'altra parte la JWP non aveva intenzione di lasciarla andarsene con la stessa facilità con cui aveva mollato la nazionale di judo, tanto da minacciarla di azioni legali nel caso in cui non avesse rispettato il contratto pluriennale che aveva stipulato con la compagnia. La mossa funzionò in parte, perché se é vero che Shinobu rimase fino al termine degli accordi, é altrettanto vero che il suo effetto collaterale fu quello di inasprire la sua fronda interna, spinendo anche l'amica Rumi a litigare duramente con lo staff accusandolo di avere una concezione del prodotto  troppo vecchia e legata all'intrattenimento infantile che a suo dire avrebbe dovuto fare spazio ad una proposta più contemponea ispirata alle arti marziali vere e proprie.

All'inizio dell'ultimo decennio del novecento, Shinobu, Rumi, Eagle erano divenute un corpo estraneo alla JWP e a loro si era aggiunta anche Harley, da molto tempo affine allo stile marziale di Shinobu - come dimostrato dai loro tanti incroci - e con la quale aveva legato di più nel 1992 dopo un viaggio negli Stati Uniti che le aveva viste impegnate in una tournée per la Ladies Professional Wrestling Association. Alla fine di questa esperienza arriva la decisione che metterà l'ultimo chiodo sulla bara del progetto iniziale di Jackie Sato: decide di mettersi proprio e fondare una propria promotion assieme alla Kazama a cui spetterà il ruolo di presidentessa; le "vere lottatrici" da quel momento avranno una casa propria sotto all'insegna delle Ladies Legend Pro Westling, mentre le "intrattenitrici" dovranno accontentarsi della rinascita della JWP Joshi Puroresu.

Proclami a parte, doveva pur sempre fare i conti con gli stessi problemi strutturali della vecchia casa: per sopravvivere occorreva attirare la gente ai propri eventi e per farlo occorreva lo starpower, ma il gruppo era composto da meno di dieci persone di cui solo in 4 godevano di una discreta visibilità; un punto e a capo in tutto e per tutto, ma l'autonomia acquisita consentiva a Shinobu e compagne di interfacciarsi direttamente con le altre realtà (ad eccezione della JWP) ed il momento per farlo era quello migliore, visto che l'alba dell'era interpromozionale era alle porte: lo Zenjo assieme alla FMW stava ponendo le basi per una collaborazione incrociata permettendo lo scambio di talenti che avrebbe permesso quei potenziali dream match che la Kandori aveva vagheggiato qualche anno prima e che stavano finalmente per diventare realtà; pazienza se la Nagayo non era più disponibile, ormai il nuovo bersaglio grosso era cambiato assumendo le fattezze di Akira Hokuto.

Bujutsu

Il primo scontro avvenuto in occasione della prima edizione di Dream Slam nel 1993 é uno degli incontri più famosi nella storia del wrestling femminile nipponico e non é un caso che sia stato celebrato ancor di più del main event di quella serata che pure aveva dietro una storia piuttosto importante tra due coppie di amiche/nemiche rappresentanti della AJW e della FMW. Akira e Shinobu non solo rappresentavano il vertice delle rispettive piramidi, ma erano reputate egualmente due vere e proprie donne d'acciaio, combattenti indistruttibili in grado di incassare i peggiori colpi riuscendo sempre a rialzarsi, la Hokuto addirittura aveva disputato e concluso un incontro con il collo rotto, a costo di reggersi la testa subito dopo aver patito l'infortunio, mentre la sua nuova nemesi aveva portato il suo standard di sangue versato in ogni incontro verso livelli alquanto considerevoli; oltre a ciò, entrambe avevano costruito la propria popolarità - in positvo ed in negativo - grazie alla attitudine da cattive ragazze espressa attraverso le loro dichiarazioni pregne di tracotante arroganza ed abilità nel trash-talking.

Due dive pronte allo scontro dopo una lunga serie di interviste e di comparsate dell'asso delle LLPW all'interno degli show televisivi dello Zenjo dove aveva sfidato più volte la dangerous queen, ma dovendosi mettere in coda ed attendere il porprio turno, dato che in quell'anno Akira era letteralmente in guerra con il mondo: la sua popolarità aveva raggiunto il picco assoluto ed affrontarla significava ottenere la massima visibilità; questo Shinobu lo sapeva bene, ma ovviamente questo non traspariva dalle sue parole, anzi era tornata alla carica con il famoso refrain legato alla sua superiorità nelle arti marziali miste che le avrebbe consentito di sconfiggere in pochissimo tempo l'intrattenitrice di turno. Mai come allora avrebbe sbagliato previsione.

Akira Hokuto vs Shonobu Kandori - 2 Aprile 1993, AJW Dream Slam I (Yokohama Arena)

Tutte le sigle joshi erano confluite per questo primo e storico evento congiunto alla Yokohama Arena: un ritorno a casa per l'idolo di casa a cui spettava il penultimo match della serata, il più atteso dal pubblico e dai media che si attendevano una guerra e sarebbero stati accontentati in tutto e per tutto; fin dagli ingressi sul ring le due avevano iniziato ad offendersi urlandosi dietro e non appena scatta il suono della campanella, Akira esplode un pugno violentissimo che scaglia a terra l'incredula Shinobu, talmente sopraffatta da non fare a tempo a rialzarsi a causa della tempesta di colpi proveniente dalla regina, salvo trovare il modo di soprenderla a sua volta con uno dei suoi soliti guizzi per applicare la sua Fujiwara armbar con una maggiore cattiveria del solito e per un tempo piuttosto lungo per poi gettare la nemica fuori dal ring come un sacco di immondizia. Sarà una delle poche pause di questo incontro, il classico momento in cui la Hokuto mostrava al pubblico la sua bravura nel drammatizzare i danni riportati, ma al suo rientro la guerra riprende: stavolta la Kandori aveva preso di mira la gamba, per poi ritornare al braccio sinistro, mentre la rappresentante della AJW continuava con le sue reazioni di nervi che facevano sussultare gli spettatori ad ogni scatto, riuscendo a restituire il favore spedendo la controparte fuori dal ring, finendo però vittima di un piledriver su un tavolo di commento rimasto dolorosamente ammaccato ma integro; molto meno la sua testa trasformata in una poltiglia sanguinante dopo non aver superato nemmeno i 10 minuti di battaglia. Ancora una volta Shinobu era tornata al centro del quadrato a pavoneggiarsi, ma la reazione dell'avversaria sarà ferocissima e la trascinerà per tutta l'arena restituendogli il taglio sulla fronte, divenuto il suo unico bersaglio per il resto della contesa, l'unico modo per liberarsi dall'arsenale di sottomissioni al braccio rivali, rese ancora più terribili dalla maschera rossa che ormai aveva reso il viso di Akira indistinguibile, al punto tale da spingere alle lacrime le sue due allieve che la sosteneva a bordo ring, Etsuko Mita e Mima Shimoda. Nonostante l'impiego di tutte le armi a dispozione, nessuna intendeva cedere, neppure la patentata Northern Lights Bomb era stata sufficiente a mettere al tappeto l'invasore, ma la testardaggine della Hokuto sarà decisiva per garantirle la vittoria, seppure in modo casuale: cadendo a peso morto sulla rivale dopo averla tramortita con l'ultima testata riesce ad ottenere il conteggio di 3 decisivo dopo un'abbondante mezzora. Alla vincitrice il boato degli applausi, alla sconfitta la rabbia riversata negli spogliatoio, ma ambedue per una sera erano rimaste senza parole, anche perché l'ultima di parola di questa rivalità era ancora lontana dalla conclusione.

Per vedere la rivincita sarebbe occorso attendere la fine dell'anno, un altro lungo periodo di attesa costellato sempre da provocazioni fisiche e verbali, ma stavolta il ruolo di provocatrice lo aveva rivestito Akira con le sue costanti invasioni di campo durante i primi spettacoli delle Ladies, osando persino prendersi lo scalpo dell'amica Rumi Kazama e costringendo Shinobu in persona a tagliarle i capelli dopo averla battuta per la seconda volta di fila. Anche lei però aveva fatto l'errore di sottovalutare la sua nemesi convincendosi di poterla battere agevolmente nonostante la sudatissima vittoria nel loro precedente, errore che avrebbe pagato a sua volta.

Il 6 Dicembre a St. Battle Final 1993 in un altro evento concluso da una battaglia altrettanto emozionante tra Megumi Kudo (ancora una volta) ed Aja Kong, la Kandori si prese la rivincita in un incontro molto diverso da quello il 2 Aprile, la cui azione era limitata quasi esclusivamente sul ring, senza spargimento di sangue e dove la Kandori aveva dominato per la maggior parte del tempo neutralizzando tutte le tecniche nemiche e chiudendo con un violento pugno, senza nemmeno ricorrere alla sottomissione sotto lo sguardo attonito delle sue colleghe. Una batosta troppo dura da digerire per la Hokuto, già additata da molti come prossima al ritiro, ancora di più dopo le dichiarazioni del dopo gara dove per la prima volta aveva esplicitato questo pensiero dopo essersi rifugiata in molti giri di parole in precedenza.

Tuttavia agli albori del 1994 c'era ancora spazio per un altro capitolo di questo dualismo, l'ultimo e allo stesso il primo in cui avrebbero fatto coppia contro un duo che aveva avuto una storia ancora più travagliata: Aja Kong e Bull Nakano, le due discepole della tanto disprezzata  Dump Matsumoto che negli anni erano state alleate, rivali per la corona massima della AJW e che si erano riappacificate in questa ultima fase della carriera della Nakano. Un'alleanza temporanea, finalmente degna del main event, ma non particolarmente gradita da nessuna delle due, come dimostrato dai promo precedenti alla sfida dove erano volati come al solito insulti tra le parti, proseguiti per la maggior parte di un match disputato da estranee non disposte a collaborare, il tutto a discapito di Akira, presto vittima degli attacchi combinati di una coppia che lottava assieme dalla fine degli anni ottanta. Dovrà mettere da parte il suo orgoglio e concedere, seppur riluttante il cambio ad una Kandori altrettanto diffidente, quasi sul punto di andarsene, salvo mostrare ancora una volta la sua spocchia prendendosi il tag schiaffeggiandola. Un errore della Kong metterà KO Bull permettendo alla Hokuto di prendersi lo schienamento vincente. Un modo come un altro di dare la possibilità di mettere un punto esclamativo ad entrambe: probabilmente il mondo non era pronto per vedere l'una cedere definitivamente all'altra.

Pro

La presenza di Shinobu al di fuori della sua promotion era diventata una costante che l'aveva resa un personaggio stabile degli spettacoli FMW ed AJW: sempre con Bull Nakano aveva intrapreso una faida altrettanto intensa culimato in un violento chain match, stipula classica dello Zenjo per le sue rivalità più sentite e dove ancora una volta la ragazza dei nunchaku si era imposta grazie al suo collaudatissimo Diving leg drop applicato alla catena. In compenso la donna immagine delle LLPW aveva mietuto vittime tra le giovani speranze della più antica federazione infliggendo sonore lezioni alle double Inoue Kyoko e Takako e a Yumiko Hotta, mentre sul vesante della compagnia di Atsushi Onita aveva più volte umiliato Megumi Kudo, anche se l'ultima parola l'avrebbe avuta l'asso della Frontier Martial-Arts nel suo campo preferito, quello del filo spinato, una contesa ricordata per la consueta violenza e l'inconsueta scelta della Kandori di lottare in giacca e cravatta.

Mentre lei calamitava l'attenzione in questi scontri singoli, le sue sodali venivano relegate agli incontri a squadre nelle parti basse delle card dove solo Eagle Sawai si affacciava di tanto in tanto in contesti di maggior livello. La riconoscibilità della co-fondatrice si stava rivelando un'arma a doppio taglio per l'espansione di un brand che stava faticando ad emergere, anche dopo averla resa la prima detentrice del titolo dei pesi massimi istituito un anno prima. A dare man forte alla sua creature arrivò una vecchia gloria dal passato, il membro delle Jumping Bomb Angels, Noriyo Tateno alla quale venne subito passata la cintura in ottica di un futuro ingaggio della sua partner Itsuki Yamazaki: purtroppo la rinunione sarebbe avvenuta con 14 anni di ritardo e giusto per celebrare i 16 anni di vita della compagnia.

Fedeli al proprio ideale di imitazione degli sport agonistici, le LLPW tentano di imbastire una vera e propria competizione in grado di includere protagoniste provenienti dalle altre discipline, così nel 1995 nasce l'Ultimate Challenge, un torneo svolto nella classica gabbia delle MMA dove per l'occasione vengono invitate a misurarsi con la padrona di casa alcuni talenti internazionali tra le quali un'altra ex judoka proveniente dalla russia, Svetlana Goundarenko. Per quanto pubblicizzata come ex campionessa europea di judo (categoria dai 72kg in su), Svetlana in realtà stava già transitando nel mondo del puroresu avendo lottato alle dipendenze di Onita per un paio di anni e seppure non avesse esattamente brillato come Shinobu - anzi, commettendo alcuni errori che costarono tra l'altro un brutto infortunio al braccio alla Kudo - attirava l'attenzione per la sua mole e per i suoi successi passati, motivo per il quale con poca fatica era stata proposta come contendente finale per l'assegnazione di questo primo trofeo.

Svetlana Goundarenko vs Shinobu Kandori - 18 Luglio 1995, Ultimate Challenge L1

Dopo aver messo fuorigioco velocemente le fighter Liz Africano e Fieni Klee, la Kandori subisce una dura batosta dalla russa dopo 5 minuti di contesa venendo impossibilitata a muoversi e reagire dalla nerboruta avversaria. Come sempre ciò che Shinobu dava se lo riprendeva con gli interessi, così nell'edizione di 3 anni avvenne la rivincita dove sarebbe stata lei a sottomettere la rivale con una Guillotine choke.

Ma non di sole Mixed Martial Arts può vivere una compagnia di wrestling, a maggior ragione dopo l'acquisizione del contratto televisivo con Gaora TV e la continua ricerca di pubblico da portare nei palazzetti, così a dispetto della nomea iniziano a comparire scene che poco avevano a che fare con lo sport, ad esempio come quando venne invitato un ipnotizzatore per girare alcune scene per i suoi spettacoli, oppure il debutto di Eiger con la sua gimmick della morta vivente che ancora oggi porta in scena con l'inseparabile Sakura Hirota, la stessa Shinobu non resisterà al fascino della recitazione finendo per recitare in due film: Silver – shirubaa girato nel 1999 del regista Takashi Miike (un abituè della scena joshi) dove interpreta semplicemente i panni di sé stessa per aiutare l'amica Rumi Kazama (protagonista nel ruolo di un'allenatrice di wrestling) e nel 2001 in Batoru gâru: Tokyo crisis wars in cui é la protagonista pistolera obbligata a difendersi dai mutanti in un mondo post apocalitico.

Sta di fatto che il progetto non riusciva a decollare e sopravviveva solo grazie al cordone ombelicale che lo legava alla vecchia AJW, la quale dal canto suo stava entrando nella sua ultima fase di vita, la più drammatica: i Matsunaga avevano investito nel settore immobiliare dilapidando i ricchi incassi accumulati negli anni e al tempo stesso il pubblico stava iniziando gradualmente ad abbandonare di una disciplina che non riusciva più a creare le stelle di ieri; lo Zenjo stava perdendo tutti i suoi nomi di riferimento per ritiro o perchè ingolositi dalle offerte della più stabile GAEA fondata dall'inossidabile Chigusa Nagayo che al contrario delle LLPW era riuscita a capitalizzare la sua reunion con l'amica Lioness Asuka.

A reggere il peso di questa situazione era rimasta Yumiko Hotta, l'eterna gregaria che si era ritrovata a poter primeggiare nel momento in cui tutte colore che le avevano fatto ombra erano fuori dai giochi, un premio alla carriera dal sapore beffardo quindi. Per dare forza al suo primo e lungo regno da campionessa WWA viene organizzato uno scontro con la sua pari grado nelle LLPW, la quale altri non era che Shinobu, alla sua seconda affermazione e che poteva vantare in passato diverse vittorie su di lei. Nonostante l'impegno ed una certa propensione a cercare di valorizzare gli altri nomi della sua etichetta, non era ancora emerso un nuovo volto in grado di succedere a lei ed alla ormai vecchia guardia, creando una sorta di stasi, di disperata ricerca del passato per ritrovare l'antico splendore dell'epoca d'oro, in parte riemersa dopo questo scontro tra campionesse dove in palio c'erano entrambe le cinture, nel luogo più prestigioso possibile, la Korakuen Hall.

Yumiko Hotta vs Shinobu Kandori - 21 Marzo 1988, LLPW (Korakuen Hall)

Come ormai da prassi nei suoi 12 anni di carriera, la Kandori provoca l'avversaria per tutto il tempo riuscendo ad entrare nella sua mente creando quell'atmosfera di tensione perpetua che esplode nel momento in cui utilizza una testata per liberarsi da un'armbar applicata dalla Hotta, facendola sanguinare: l'immagine di Akira Hokuto 6 anni prima torna subito alla memoria, impossibile dimenticarla, specie quando dopo qualche minuto dopo Yumiko reagisce colpendola all'angolo con un calcio dritto alla tempia, lo stesso modo con il quale Akira aveva cercato di abbattere Shinobu. La determinazione delle contendenti, la fatica percepita durante i conteggi nei momenti in cui entrambe sono finite al tappeto, persino l'energia del pubblico - più coinvolto del solito - tutto in qualche modo richiamava l'epica dei vecchi tempi, anche il modo spavaldo con cui la Hotta non va per chiudere dopo il suo Pyramid Driver per provare a sottomettere la concorrente con la sua stessa Fujiwara armbar e batterla sul suo stesso terreno, solo per venire beffata da una micidiale Gogoplata che la obbliga alla resa e a scusarsi inchinandosi di fronte ai suoi fans per poi abbandonarsi al pianto negli spogliatoi.

Shinobu incassa il premio per la miglior contesa dell'anno assegnata dalla rivista Tokyo Sports ela Red belt, la quale rimarrà ancorata alla sua vita per almeno un anno (prendendosi il lusso di difenderla con successo da un mostro sacro come Manami Toyota), per poi restituirlo infine alla stessa Yumiko, ma come sempre l'ultima parola spetterà a lei: nel 2000 la ospiterà in occasione dell'Ultimate per sconfiggerla all'interno della gabbia con la sua amata mossa, la Fujiwara. Con il nuovo millennio la sua attività di rappresentanza aumenta esponenzialmente, a partire dal suo ruolo all'interno delle LLPW, poiché il ritiro della Kazama la spinge a diventarne la presidentessa a tutti gli effetti, anche se non prima di aver nominato l'amica di una vita "campionessa eterna" della compagnia dopo che questa aveva perso la cintura nel suo ultimo match; ma la sua vera ambizione come in passato mirava ad orizzonti più ampi, in questo caso la politica: nel 2004 infatti si candida per un posto in parlamento con il partito Jiyū-Minshutō (di ispirazione Liberal-democratica) e pur non raggiungendo voti necessari per ottenere il seggio, 2 anni dopo riesce ad insediarsi grazie alla rinuncia del posto di colui che laveva preceduta nelle preferenze, Heizo Takenaka. Anche il mondo della politica avrà modo di ridire sulle sue scelte professionali, infatti nonostante l'incarico Shinobu aveva mentenuto i suoi ruoli all'interno della sua etichetta, suscitando in particolar modo polemiche per via dei suoi capelli: nelle sue attività in pubblico li teneva al naturale, ma per lottare li tingeva biondi, segno di ribellione poco accettato dalla fascia d'età medio alta del paese.

Dopo un anno viene costretta a lasciare la presidenza delle sue LLPW in favore della compare Eiger (al secolo Mizuki Endo), ma la voglia di far tornare grande il wrestling era ancora forte in lei, così decide di provare l'ennesima sfida: per festeggiare i propri 20 anni di carriera organizza un torneo evento con il meglio del passato e del presente con l'obiettivo di raggiungere i 10.000 spettatori alla Sumo Hall.

viene reclutata persino Dump Matsumoto per mettere in piedi quella sfida tanto bramata agli inizi di carriera, ma svolta troppo tardi nel tempo, così la Matsumoto che un tempo picchiava impunita gli arbitri si ritrova a farsi squalificare dopo appena 8 minuti lascinado campo libero a Shinobu per la finale. Un tributo bizzarro, ma in un certo senso anche una rara rottura del personaggio che la stessa Kandori continuava a portare avanti da un ventennio, ma che torna prepotentemente in finale dove in un altra decina di minuti si sbarazza di Meiko Satomura. La magia dei bei tempo però é ormai tramontata e anche la sfida dell'evento viene persa, visto che alla fine dei conti erano accorsi a partecipare circa 5.000 spettatori: numeri alti anche per l'attuale Stardom, ma sempre inferiori al sempre più ingombrante passato.

Resta il tempo per un ultimo colpo di testa: nel 2016 attraverso la compagnia MMA Rizin Fighting (costola della più famosa PRIDE) riesce a procurarsi un nuovo incontro nell'ottagono a 52 anni suonati. L'avversaria designata doveva essere Gabi Garcia, fighter specializzata nella disciplina del suo paese, il Brazilian Jiu-Jitsu che ormai lottava stabilmente tra i pesi assoluti. Peccato che il match doveva svolgersi per la categoria di peso di Shinobu, i famigerati 66kg, cosa che impose alla brasiliana una notevole perdita di peso che le costerà diversi problemi di salute, inutile per altro in quanto non riusciurà a raggiungere il peso necessario in tempo per la data designata: si scuserà piangendo in conferenza stampa, ricevendo in cambio lo scherno della veterana. Sfottò sincero o ancora una volta aveva prevalso il personaggio? Difficile da stabilire, specie dopo la sua ultima trovata, il suo canale Youtube lanciato pochi mesi fa dove analizza fenomeni come il bullismo ed i traumi giovanili per cercare di aiutare le persone che soffrono di queste problematiche.

Sembra ironico, ancor di più quando a queste analisi si intervallano le pubblicità per la sua impresa produttrice di cibi a base di curry, eppure si tratta dell'ennesimo ribaltamento di fronte della sua lunga e prosperosa carriera nel mondo dello sport e dell'intrattentimento e considerando che ufficialmente non si é ancora ritirata dal wrestling (l'anno scorso ha partecipato ad un evento della Diana), chissà che quante altre maschere saprà indossare ancora Shinobu Kandori.

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